Ci ha lasciati, pieni di dolore ma anche ricolmi di edificazione e di conforto per la certezza del premio celeste e della luminosa resurrezione, un uomo buono, integro, adamantino, coerente fino allo scrupolo nelle sue scelte di Fede, un padre amoroso, esemplare che si è speso serenamente nel dolore fisico e nell'angoscia cercando solo di non intaccare la serenità dei suoi piccoli figli e della sua famiglia, fino all'ultimo, un marito, un figlio, un amico che per tutta la sua vita difficile ha saputo irradiare quel senso di sicurezza e di salda fiducia che è proprio delle anime grandi.

Un esempio della coerenza delle sue scelte ci è dato dalla sua adesione all'ideale Scout: da Lupetto a sette anni, ininterrottamente, fino a Capo preparato e aggiornato, ha accettato qualsiasi incarico l'Associazione gli affidasse, umile o importante, e con uguali precisione e dedizione vi si è impegnato e lo ha portato a termine .

Un esempio della sua ascesi spirituale è tutta la sua vita, intessuta di durissime prove, subite con rassegnazione e serena fiducia in Dio che lo ha veramente provato al crogiolo, come oro, come oro fino.

Da ragazzo, per soddisfare le comprensibili speranze di una famiglia di ufficiali, entrava in Accademia Militare, chiedendo al Signore che lo mettesse alla prova per illuminarlo nelle sue decisioni e in tale ottica interpretò prima una dolorosa frattura e poi una bronco-polmonite. Tranquillamente verificava che quella non era la sua strada. Ma un'altra gravissima malattia lo portò alla soglia della morte e per quaranta giorni si disperò di salvarlo. Guarì e una volta ancora ricostruì la sua vita con incrollabile Fede e indefettibile ottimismo.

Laureatosi in Scienze statistiche pensò di aver realizzato gran parte dei suoi desideri nella professione ma anche questa gli riservò amarezze e delusioni poiché la sua dirittura morale gli vietò sempre di scendere a compromessi e patteggiamenti, prima di tutto con la propria coscienza. Le più complete gioie gli vennero dalla famiglia, intesa nella dimensione cristiana di sovrabbondanza di amore e di donazione .

Quando il gravissimo male, irreversibile, gli fu diagnosticato circa un anno fa, dopo ulteriori prove dolorose quali l'incertezza di varie cure e una complessa operazione, con tutto se stesso si propose di affrontarlo assoggettandosi alle terapie più pesanti non per sé ma, lucidamente, per rosicchiare un po' di tempo prezioso al fine di far crescere i figli che tanto avevano bisogno della figura del padre e di quel padre attento, amoroso, vigile e dotato di una spiritualità profonda con la quale voleva e sapeva decifrare i segni provvidenziali della vita. Confortato dalla collaborazione eroica della moglie riuscì a continuare a vivere normalmente cercando di non assentarsi dal lavoro, di non far, trapelare il dramma delle sue crisi fisiche e morali a nessuno, riuscendo a portare la famiglia in montagna e al mare, volendo non annebbiare minimamente con le nubi del suo dolore e della angoscia della responsabile conoscenza del proprio stato, la serenità della crescita dei suoi adorati bambini Chiarastella di nove anni, Antonio di otto, Simeone di quattro.

La sera di domenica 12 Febbraio il dramma si avviava a concludersi in modo improvviso e travolgente. Un'emorragia cerebrale poneva fine alle sue sofferenze e alle sue pene lunedì 13 all'Ospedale di Treviso dove era stato ricoverato d'urgenza.

Subito fu un accorrere di gente la più disparata che di colpo dava inizio ad una corale manifestazione di affetto, di ammirazione, di amicizia, di gratitudine per la sua esemplare vissuta testimonianza.

Le sue virtù nascoste, il suo quotidiano sacrificio segreto, la grandezza della sua anima per anni tenuta nel nascondimento della sua umiltà schiva, della sua virile riservatezza, del suo sorvegliato autocontrollo, furono rese palesi dal suo funerale, un vero trionfo della memoria di un uomo giusto.

Nella Parrocchiale di Santa Bona l' amore dei suoi Scouts, di tanti e tanti Sacerdoti (S.E. il Vescovo aveva delegato Mons. Giovanni Bordin a rappresentarLo alla concelebrazione e alle esequie), di innumerevoli amici, alcuni dei quali venuti da lontano dopo anche decine di anni di lontananza, di colleghi di lavoro, di vicini di casa ha fatto dolcemente corona al dolore , prezioso per la tanta Fede e la tanta rassegnata accettazione, dei familiari: la moglie Francesca, i piccoli figli, i vecchi genitori affranti ma santamente sereni nella loro ammirevole consuetudine all'Amore di Dio, le sorelle, i cognati, i nipoti.

F.P.