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GABBIANO BIANCO  E' TORNATO ALLA CASA DEL PADRE

(Mons. Rino Olivotto)

 

Nato il 15 luglio 1928
a Nervesa della Battaglia

Ordinato sacerdote
l'8 agosto 1954

Specializzato in Teologia morale
al Collegio Capranica di Roma

Docente di Teologia morale
al Seminario di Treviso
per trenta anni

Dal 1971 Canonico del
Capitolo della Cattedrale

 

 

Omelia del Vescovo

Dalla Tribuna di TV

 

Dal 1985 Assistente del Gruppo TV2°

Dal 1986 Assistente del Clan "la nuova strada" del TV2°

Dal 1990 Assistente anche del Gruppo Ponzano Veneto 1°

Brevetto di capo nel 2006

 

 

 

 

Ricordo di Don Rino

Foto

 

 

 

 

 

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RITRATTO-RICORDO DI DON RINO OLIVOTTO
di Claudio Favaretto

 

L'avevo incontrato per la prima volta per strada, mentre passeggiava con un comune amico, che me lo presentò.

Era grande, massiccio,  di fiero portamento, proporzionata la testa dove risaltavano i bianchi capelli rimasti nella nuca, vivacissimi gli occhi dietro le lenti di leggera montatura, grande la bocca dalle labbra carnose che si aprivano frequentemente in un cordiale sorriso. Era sicuramente una di quelle persone che non si dimenticano.

Poteva avere fra i cinquanta e i sessant'anni.

Qualche tempo dopo, per una di quelle sorprese imperscrutabili ed imprevedibili della Provvidenza, divenne l'Assistente ecclesiastico del Clan di cui ero allora il capo.

E da lì cominciò una lunga e feconda collaborazione con gli Scouts d'Europa Cattolici, che ebbe termine il 22 gennaio scorso, con la sua dipartita.

Ero andato a trovarlo pochi giorni prima,  in seminario.

Mi accolse, come di consueto, con cordialità affettuosa ed insieme ricordammo fugacemente, data la mia fretta, i begli anni condivisi nel servizio, a volte faticoso, ma sempre gioioso.

Ci lasciammo con il proposito di rivederci presto. Ed invece...

Mons. Olivotto, per noi tutti don Rino, era rimasto affascinato dallo scoutismo fin dal primo momento. Il rispetto delle regole, la lealtà, il senso del servizio gratuito, l'entusiasmo dei giovani anche di fronte alle difficoltà, la condivisione della fatica e della gioia, la Spiritualità della Strada, il rispetto e l'amore per il Creato, pallido segno visibile della bellezza del Creatore: tutto ciò era consonante con la sua personalità.

Aveva studiato al Collegio Capranica di Roma, lì inviato dai superiori del seminario di allora, che avevano colto l'intelligenza e le risorse umane di quel giovane prete. Ritornato, insegnò per un trentennio Teologia morale in Seminario di Treviso.

Eppure la sua cultura non pesò mai nei rapporti interpersonali, specialmente con i giovani che lo sentirono subito un loro fratello maggiore, capace di capirli, di sostenerli e di incoraggiarli.

Così, se don Rino era rimasto affascinato dallo scoutismo, noi fummo affascinati da lui.

Il suo spirito di servizio fu da subito esemplare, in sintonia perfetta con l'ideale proposto dallo scoutismo cattolico.

Ricordo affettuosamente la sua prima esperienza di Campo Mobile, che fu anche il suo battesimo del fuoco. Essendo ormai avanti con gli anni e di corporatura poco agile, non seguì il Clan nelle impegnative tappe di montagna, ma lo raggiungeva, quando possibile, alla sera,  nelle soste per il pernottamento.

Quando ci si incontrava, era raggiante per il riuscito appuntamento e premuroso nell'offrirci tutti i generi di conforto che la sua macchina conteneva in abbondanza.

Quella macchina gli serviva anche da riparo, perché, avendo tolti i sedili da un lato, ne aveva ricavato un vano giusto per il saccoletto.

Era felice di condividere con noi la gioia del fuoco da cucina e la fraternità spontanea che scaturiva dai fuochi di bivacco. Amava moltissimo celebrare la Messa all'aperto, con l'altare allestito sul luogo con i mezzi di fortuna che la natura ci offriva di volta in volta.

Si compiaceva di tutto ciò che il clan faceva, a partire dal luogo scelto per il pernottamento. "Ma che bel posto!" esclamava, anche se non sempre ciò corrispondeva a verità.

Il suo ottimismo trascinava i giovani e i capi, che sentivano in lui una solida presenza e un virile aiuto. Pur dotato di grande carisma, si adattò sempre umilmente alla personalità dei capi con cui svolse il suo servizio, profondamente convinto della laicità dell'Associazione.

Dopo aver ascoltato la relazione di un'attività ben riuscita, usciva con un'espressione rimasta proverbiale: "Godo!" ad esprimere una profonda partecipazione all'evento.

Di squisita attenzione umana ed educativa, costruì tutte le relazioni interpersonali con profonda delicatezza, anche nei momenti più difficili e con le persone di carattere spigoloso.

Caro don Rino, tu hai saputo infondere in tutti coloro che hanno avuto la gioia di conoscerti, il senso promettente della vita, riuscendo a far vedere, al di là delle difficoltà, un orizzonte positivo.

Caro don Rino, tu hai saputo con noi godere delle piccole grandi cose che il Creato ci offre e ci hai fatto intuire che il cielo sereno altro non è che il lembo azzurro del manto di Dio.

Buona strada, Gabbiano bianco!

 

Claudio Favaretto

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Omelie S.E. Rev.ma Mons. GIANFRANCO AGOSTINO GARDIN ,

Omelia nell’Eucarestia esequiale di mons. Rino Olivotto

Cattedrale di Treviso, 24 gennaio 2014

 «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Noi abbiamo la certezza che, lungo tutta la sua esistenza, mons. Rino Olivotto ha saputo riconoscere, amare e mettere al centro la persona di Gesù, via, verità e vita. La sua fede è stata – così è parsa a chi lo ha conosciuto – semplice come quella di un bambino, spontanea, quasi naturale, serena, gioiosa. Noi siamo qui a pregare perché, attraverso quel Gesù che egli ha amato e ha seguito, egli possa giungere all’incontro con il Padre: «Nessun viene al Padre se non per mezzo di me», ci ha detto Gesù (ivi).

 Don Rino se ne è andato quasi in punta di piedi. Ancora venerdì scorso aveva celebrato al mattino la santa Messa presso la Casa di riposo Menegazzi, a San Giuseppe, come faceva fedelmente da oltre tredici anni. Poi un breve ricovero all’ospedale per seri problemi cardiaci. Ho avuto modo di visitarlo non molte ore prima del suo decesso: era lucido e sereno. Sembrava mettere in pratica l’invito che abbiamo sentito rivolgere da Gesù agli apostoli: «Non sia turbato il vostro cuore.

Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,1-4). Noi vogliamo sperare e pregare che don Rino sia ora dove è il Signore, nel posto che gli è stato preparato, a godere per sempre della sua presenza.

  Presentandosi davanti al Padre che è nei cieli, don Rino porta con sé quasi sessant’anni di vita sacerdotale, vissuta nell’amore alla sua vocazione e nel compimento di numerosi servizi svolti in questa chiesa di Treviso. Egli non ha mai svolto il ministero di parroco, ma si è reso disponibile in tanti altri compiti, pur necessari alla vita di una diocesi ricca di attività e di impegni.

 Avendo riconosciuto la sua intelligenza, i Superiori lo inviarono giovane sacerdote a Roma a specializzarsi in Teologia morale, disciplina che poi insegnò nel nostro Seminario Maggiore per 35 anni. Per qualche tempo svolse anche il compito di vicerettore del Seminario maggiore ed ebbe l’incarico di seguire la formazione del clero giovane, in una stagione in cui alla formazione veniva richiesto un particolare impegnativo aggiornamento a seguito del Concilio Vaticano II.

 Sono molte le parrocchie alle quali don Rino ha prestato il suo aiuto pastorale in veste di cappellano festivo: Zero Branco, San Lazzaro, Merlengo, Visnadello, la parrocchia della Cattedrale, Briana, Sant’Elena sul Sile.

 Nel suo servizio alla Casa di riposo Menegazzi don Rino incontrava volentieri gli anziani e gli ammalati. Recava settimanalmente la Comunione a quanti la desideravano, offrendo la possibilità della confessione. Anche con coloro che svolgevano volontariato in quel luogo si mostrava sempre – come mi è stato testimoniato in un messaggio giuntomi oggi – caloroso nell’accoglienza, pronto ad offrire suggerimenti discreti e ricchi di saggezza.

 Dal 1971, nominato canonico, entrò a far parte del Capitolo della Cattedrale.

Nel percorso dal Seminario, dove abitava, alla Cattedrale per partecipare alla preghiera liturgica dei canonici, incontrava anche persone che chiedevano l’elemosina: in lui trovavano sempre un prete pronto ad aiutare.

 La sua persona si caratterizzava per una schietta bontà d’animo e per una spontanea capacità di relazione, dal tratto cortese e gioviale: doti che lo rendevano capace di entrare in simpatia anche con le generazioni più giovani che sapeva accostare con efficace attenzione educativa.

 Tale attenzione educativa si manifestò soprattutto nello scoutismo. Sono molti i ragazzi e i giovani che don Rino ha accompagnato nella crescita della fede e nella risposta vocazionale, aiutandoli a costruire famiglie sane. Egli era sempre disponibile a partire per una uscita o un campo scout. Amava la vita in mezzo alla natura anche per quel senso di libertà che apparteneva alla sua indole. Tra le sue “carte”, si è potuto scoprire con sorpresa una sorta di diario quotidiano nel quale annotava gli incontri avuti e il riassunto dei dialoghi vissuti.

 Nel 2006 i responsabili del Gruppo Treviso 2° del distretto Treviso Est delle Guide e Scouts d’Europa Cattolici chiesero la nomina a “capo” del settantottenne don Rino, con questa motivazione: «Anche se non ha partecipato per la sua età al regolare campo scuola, chiediamo la sua nomina a capo come segno di affetto e riconoscenza da parte nostra e di tutta l’associazione. La chiediamo per la sua instancabile tenacia nel seguirci con il Clan, i Riparti ed i Branchi del gruppo in tutte queste estati…». E il Direttivo nazionale accolse volentieri la richiesta, «in considerazione e come riconoscenza – veniva motivato – per tutto il servizio da lui esemplarmente svolto in tanti anni per i nostri ragazzi»  In effetti don Rino aveva a cuore le persone e con tante persone sostava piacevolmente. Agli occhi di chi vedeva dall’esterno, le sue potevano sembrare talora soste eccessive; ma egli amava assaporare la compagnia, ascoltare e condividere tante situazioni di vita. Anche in Seminario, che era la sua casa, si sentiva in famiglia e instaurava relazioni cordiali con tutti, anche con i preti più giovani.

 Dotato di buona memoria, si interessava di molte questioni e di tante vicende umane, anche di persone semplici, o povere. È stato un uomo e un prete che ha saputo stare al “passo con i tempi”. Benché avanti negli anni utilizzava il computer e altri strumenti con cui gli anziani non hanno solitamente molta familiarità. Era curioso di ciò che accadeva nel mondo. Leggeva molto i giornali, ma curava anche l’aggiornamento teologico e pastorale. Sulla sua scrivania campeggiava in questi giorni la recente esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii gaudium la cui lettura egli stava completando, certamente con il consueto interesse. Per la sua attenzione culturale fu anche incaricato per alcuni anni, in qualità di assistente, di seguire i Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia, e sono certo che i membri di questa associazione gliene sono sinceramente grati.

  Non va dimenticato anche l’impegno di don Rino nell’Unione Diocesana Addetti al Culto o Sacristi. Ha saputo animare gli incontri annuali e le giornate di pellegrinaggio a livello diocesano. Per alcuni anni ha pure ricoperto l’incarico di Assistente nazionale della Federazione. Egli si interessava perché quello del sacrista fosse un servizio riconosciuto e apprezzato. Creava occasioni di formazione semplice e diretta, di convivialità e di gratitudine. Scriveva nel 1998: «Il popolo di Dio deve riconoscenza a questi indispensabili operatori della parrocchia, i quali, con il loro lavoro diligente, anche se umile e nascosto, rendono decoroso l’edificio che accoglie i credenti che celebrano i misteri della loro salvezza».

 Scriveva questo in una lettera di ringraziamento al Vescovo, mons. Paolo Magnani, che aveva presieduto una celebrazione in occasione del 35° della fondazione dell’Unione; una delle tante lettere, raccolte in archivio, che don Rino ha indirizzato al Vescovo o al Vicario generale. Devo dire che mi ha colpito, in molte di esse, la delicatezza e la gratitudine espressa anche solo per piccoli gesti o piccole manifestazioni di benevolenza ricevute.

  Noi ringraziamo il Signore per averci donato questo sacerdote ora lo affidiamo alla misericordia accogliente del Padre. Il nostro è un atto di fede e di profonda speranza; quella speranza che – come ci ha detto Paolo – «non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rom 5,5). Purificato dall’amore del Padre, unito alla morte e risurrezione di Cristo, possa egli contemplare quel Dio che per tutta la vita ha amato, annunciato e servito con gioia e con dedizione.

 

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