50 esimo terremoto FRIULI - Squadre CHIOGGIA 1 (VENETO)
Posta in arrivo
Veneto CHIOGGIA 1 <chioggia1@veneto.agesci.it>
Allegati
lun 19 gen, 18:33 (23 ore fa)
a Ufficio, cerchioscout@scoutstreviso.org
Buona sera,
Inviamo un po' di materiale in ricordo dell'intervento in friuli da parte di una
delle nostre squadre del gruppo CHIOGGIA 1 (Veneto)
A disposizione.
Grazie,
Buona strada!!!
Giovannella
capo gruppo
_______________________________________
TERREMOTO FRIULI 06. Maggio.1976
QUALCHE RICORDO DELLA PRIMA SQUADRA D’ INTERVENTO DEL GRUPPO SCOUT
AGESCI CHIOGGIA 1° (VE) IN OCCASIONE DEL TERREMOTO DEL 1976 IN FRIULI
…. A distanza di una settimana dal catastrofico terremoto in Friuli che ha
devastato particolarmente i comuni di Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Artegna,
Trasaghis, Collaredo, Tarcento, Forgaria e molti altri paesi e città della
fascia pedemontana, la Comunità Capi del nostro gruppo scout Chioggia 1°, dal
1974 entrato nell’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani),
decise di organizzare una prima squadra intervento di soccorso alle popolazioni.
Appena ricevuta l’autorizzazione dai responsabili regionali AGESCI ci siamo
organizzati per la partenza.
Pronte a partire subito cinque persone Gorin Giuseppe, Rossi Roberto e
Signoretto Roberto della nostra Comunità Capi con l’aiuto dell’operaio
specializzato Paulon Giuseppe dell’Azienda Servizi Pubblici del comune di
Chioggia (ASP) e Nordio Agostino tecnico di laboratorio docente presso la scuola
tecnico-professionale Cavanis di Chioggia.
Sapevamo di dover essere assolutamente autosufficienti in tutto: una tenda
“Mottarone” (Moretti) per ricovero, viveri, zaino personale, pronto soccorso e
quant’altro pensavamo potesse essere di aiuto.
Pensavamo ad un intervento di primo intervento tra le macerie ed ecco alloro tre
picconi, un piè porco, quattro badili e cinque caschetti e altri attrezzi che
potevano esserci di aiuto.
Il 13 maggio partenza per Udine via autostrada con tanto di cartello di
riconoscimento: “Squadra di soccorso Scout AGESCI – Zone terremotate” che ci
avrebbe aiutati a percorrere con la nostra Toyota il tragitto tra Chioggia e i
luoghi colpiti dal terremoto che ancora non conoscevamo.
Il tempo sembrava non aiutarci complicandoci le cose alla vista dei primi segni
dell’immane disastro.
Arriviamo a Udine e dalle prime indicazioni dell’ufficiale dell’esercito
italiano che qui dirigeva le operazioni di soccorso ci era stato dato l’ordine
di dirigersi direttamente a Gemona: là c’era sicuramente bisogno di qualcuno.
Si riparte in macchina e man mano che ci si allontanava da Udine lo scenario che
appariva ai nostri occhi diventava sempre più devastante: case rase al suolo,
alberi sradicati, strade sconnesse quasi impraticabili.
Sempre sotto una pioggia battente si arriva a Gemona. Altro stop per avere
informazioni e saper cosa fare. A dire il vero sembrava che nessuno sapesse cosa
farne delle persone che arrivavano per aiutare e a Gemona nonostante il molto
lavora ancora da fare non c’era più possibilità di ospitare adeguatamente i
soccorritori che arrivavano.
Gli spazi sicuri per il campo si stavano riempiendo di tende militari per dare
ospitalità agli sfollati e senza tetto, la cucina da campo già allestita pronta
durante tutta la giornata alla preparazione e distribuzione delle vivande …. Poi
una telefonata in diretta all’ufficiale con cui stavamo parlando, chiede dei
rinforzi di persone in una frazione del comune di Nimis: Chialminis che era
rimasta scoperta di personale di soccorso.
Dopo una sommaria indicazione della strada da percorrere per arrivare alla
località indicataci, si riparte.
La pioggia ed il vento sono sempre nostri compagni di viaggio.
Le scarse indicazioni stradali non sono di aiuto per trovare la strada che
spesso è interrotta da pozze di fango e macerie che si devono aggirare per non
restare bloccati.
Finalmente si intravede un pezzo di campanile forse eravamo arrivati.
Si! Proprio all’imbrunire ci appare un pianoro delimitato da una piccola collina
con sopra una baracca in legno e teli di nailon.
All’interno troviamo una sola persona anziana, sembrava ci aspettasse, in realtà
quel luogo adibito a cucina era diventata in pratica la sua casa perché rimasto
solo e senza un tetto.
A fatica, per un dialetto per noi di difficile comprensione, capiamo che
potevamo piantare la tenda ad una trentina di metri dalla baracca dietro altre
tende dell’esercito italiano piantate da altri volontari A sera inoltrata,
spinti dal vento e sotto una pioggia ininterrotta che continuava a bagnarci,
riusciamo non senza fatica a picchettare e a piantare la tenda dove depositare
gli zaini ed alcuni attrezzi e trovare qualche ricambio asciutto.
Poi di corsa alla “casetta” dove ci aspettavano cinque tazze di latte bollente
appena munto che l’anziano ci aveva gentilmente preparato e che potemmo bere
solo dopo un’abbondante “correzione” di grappa di bosco che aveva trasformato il
latte in una miriade di piccoli petali di fiori.
Bevete !!! fate presto perché non si raffreddi. Vi farà bene! (sempre in
dialetto friulano stretto e cadenzato).
Ed è stato vero perché, anche se a stomaco vuoto, quella “medicina” ci aveva
fatto scaldare ed aiutato a prendere sonno.
Durante la notte, ogni tanto, ci sembrava di essere cullati, in realtà erano
delle piccole scosse che la mattina ci avevano fatto trovare tutti cinque dentro
il sacco letto fuori della tenda.
Era tempo di capire cosa fare e metterci al lavoro.
Una veloce colazione con un pezzo di pane raffermo e un po’ di caffelatte
accompagnati da uno spiraglio di sole.
Incontriamo solo altre due persone, forse i “responsabili” della frazione, ci
indicano delle cose che mancavano, ma che dovevamo occuparcene da soli perché
tutte le persone del posto avevano già iniziato a sistemare in qualche modo quel
che restava delle loro case.
Mancavano acqua, servizi igienici, luoghi dove risistemare i pochi aiuti che
erano arrivati e sistemati alla meglio in magazzini di fortuna risparmiati dalle
scosse.
Avevamo capito che il lavoro non mancava e che certamente il nostro intervento
non poteva essere completato nel tempo della nostra permanenza al campo.
Ci siamo divisi in tre gruppi che a seconda delle necessità e competenze
cambiavano giorno per giorno: uno di noi rimaneva stabilmente fisso al campo a
sevizio delle persone che avevano richieste e necessità particolari, preparare
qualcosa da mangiare per chi ne avesse bisogno (noi compresi) e capire le
urgenze immediate, un secondo gruppo di due persone con il compito di
controllare gli aiuti arrivati suddividendoli in modo ordinato: vestiario,
coperte, generi alimentari ed altro, poi altre due persone un po’ più competenti
per capire come organizzare servizi igienici, portare l’acqua ed elettricità con
un gruppo elettrogeno da far ripartire nei pressi della “casetta” che ora dopo
ora si animava sempre più di persone che erano disponibili a darci una mano dopo
aver lavorato alle loro case.
Qualche volta un mezzo dell’Esercito si fermava con del cibo già pronto:
pastasciutta al pomodoro, un po’ di carne, patate, pane e allora pentole e
gavette comparivano per essere riempite e distribuite agli abitanti che non
avevano un luogo dove potersi preparare pranzo e cena.
A sera del 14 maggio per la prima volta siamo riusciti a preparare un piatto di
pasta per le persone presenti, una trentina ma già ci sentivamo una piccola
comunità pronta ad ascoltare ed aiutare a risolvere i vari problemi che si
presentavano ora dopo ora.
Dalle ricognizioni fatte e dalle indicazioni degli abitanti, avevamo capito che
esisteva una vasca d’acqua dell’acquedotto nella parte alta della valletta da
cui poter attingere acqua.
Accompagnati da una persona del posto siamo arrivati alla vasca dove arrivava
ancora una buona quantità d’acqua ma non avevamo la sicurezza che fosse del
tutto potabile.
Erano comunque necessari almeno un centinaio di metri di tubo, anche in gomma, e
del cloro per rendere l’acqua sicuramente potabile che servisse almeno per
cucinare, lavarsi e per l’igiene personale.
Per i due giorni successivi ci fu lavoro per tutti ed una volta completate le
cose più importanti, si è deciso per dare più tempo agli abitanti di sistemare
le loro case di attivare una cucina mensa per tutti.
Tutti i viveri alimentari furono sistemati nella baracca trasformata in cucina
comunitaria suddivisi per qualità, quantità, tipologia in armadi e mensole di
fortuna da utilizzare prima della loro scadenza.
Distribuito tutto il vestiario accumulato (solo quello in buone condizioni),
coperte e qualche giocattolo per i più piccoli.
Nel magazzino ormai quasi del tutto svuotato e riordinato si sono individuati
tre scatoloni ben sigillati senza scritte che potevano descriverne il contenuto.
I responsabili del magazzino aprono gli scatoloni e trovano un contenuto che
nessuno si aspettava di trovare: da ridere, per noi allora giovani e battute a
non finire: erano scatoloni pieni di indumenti “intimo” donna di vari modelli e
taglie. La quantità era davvero importante almeno trecento capi che dovevano
essere “smaltiti” e distribuiti.
Con l’aiuto di qualche signora, visto il nostro imbarazzo, si incominciò una
prima distribuzione in paese poi caricato il materiale nella Toyota abbiamo
fatto un giro dei vicini casolari e in altre vicine frazioni.
Al nostro arrivo nei posti incontrati non sapevamo come comportarci, ma alla
fine quasi tutta la merce ha trovato una buona collocazione.
Latrine e docce sono stati altri lavori importanti che abbiamo iniziato prima in
modo un po’ “artigianale” poi con l’arrivo e l’aiuto di alcuni alpini che si
sono fermati per un giorno, in modo più funzionale. Per comodità questo blocco
servizi si è dovuto realizzare vicino alla cisterna dell’acquedotto, quasi in
cima alla collinetta sovrastante il campo per cui si rese necessario realizzare
una scaletta con gradini scavati nel terreno e legno di contenimento per rendere
più accessibile questa zona servizi.
Il campo sempre più animato e frequentato ogni tanto aveva bisogno di qualche
intervento di emergenza soprattutto al gruppo elettrogeno che avevamo in qualche
modo fatto ripartire ma che aveva bisogno di essere sempre alimentato da benzina
e dalla vasca d’acqua dell’acquedotto che doveva essere sempre attentamente
controllato perché non sempre si riusciva a dosare in modo corretto il cloro da
immettere nella vasca, c’era sempre qualcuno che aveva la mano un po’ più
pesante nel dosaggio e allora dai rubinetti del campo usciva un’acqua dal sapore
un po’ “forte”.
I tecnici dell’allora SIP riuscirono a rattoppare una linea telefonica al campo
con la quale la gente del posto poteva a titolo gratuito in alcuni orari
chiamare e mettersi in contatto con parenti ed amici e consentiva a noi
volontari di inoltrare al campo base principale quelle richieste di materiale e
mezzi necessari ad un migliore funzionamento del campo.
Durante il 5° giorno della nostra permanenza infatti siamo riusciti a far
arrivare al campo un grosso elicottero militare Augusta che con le sue eliche ed
un assordante rombo di motori prese l’attenzione di tutto il campo specie dei
bambini impegnati nel gioco. Ed ecco scaricare delle taniche di benzina, taniche
di cloro, medicinali di pronto soccorso e di quelli necessari ad alcune persone
ammalate ospitate su ricoveri di fortuna in attesa di essere trasferite negli
ospedali ancora funzionanti o negli ospedali da campo realizzati in pianura.
Si avvicinava il giorno della nostra partenza. Un altro gruppo di volontari del
nostro gruppo scout di Chioggia stava arrivando per darci il cambio e continuare
il nostro lavoro, così senza che nessuno lo sapesse la sera prima della nostra
partenza una grande sorpresa!
Le persone ospiti del campo avevano preparato per noi un po’ di festa con quel
poco che ciascuno aveva recuperato tra i crolli delle case: Qualche salame,
della polenta, del prosciutto, dei conigli arrosto, qualche dolce, del vino e
l’immancabile grappa.
Il 20 maggio, nel primo pomeriggio, il passaggio di consegne con i nostri amici
arrivati con il nostro Capo Gruppo Bettiol Giorgio da Chioggia con un pulmino
carico di materiale frutto di una raccolta mirata fatta dai nostri reparti scout
nella nostra città.
Con un “filo” di lacrime ma con tanta gioia nel cuore per essere stati un po’ di
aiuto a queste persone colpite dal terremoto ci siamo avviati verso l’autostrada
che ci avrebbe riportati a casa.
Il secondo gruppo che ci sostituiva si occupò principalmente dell’animazione
delle persone e dei bambini presenti al campo con un po’ di scuola, giochi e
qualche serata di svago e nel lavoro in cucina nella preparazione di pranzi e
cene per le persone che ne avevano bisogno.
Un lavoro diverso ma sempre importante per le persone che si incontravano e con
cui abbiamo mantenuto buon rapporti negli anni successivi.
Durante l’estate successiva poi il nostro Clan-Fuoco ha svolto, sempre nella
stessa zona, un’attività di servizio presso una abitazione dove ha potuto
collaborare con il proprietario al restauro della sua casa e della stalla, ma di
questo servizio purtroppo sono andate perdute notizie, materiali e foto a causa
di un’improvvisa alta marea che ha colpito l’archivio della nostra sede.
Chioggia, 07.01.2026
Prima squadra soccorso Gruppo Scout AGESCI Chioggia 1°
Giuseppe Gorin, Agostino Nordio, Giuseppe Paulon, Roberto Rossi, Roberto Signo