Alessandro Barbaro
Allegati
gio 28 mag, 14:59 (21 ore fa)
a me

Ciao Paolo,
ti invio in allegato la testimonianza di cui all'oggetto come si suol dire. Non è un gran che. Controlla e mi affido alla tua professionalità circa il suo utilizzo.
Ho chiesto come leggerai l'aiutino parziale all'A.I..
Oggi le cose vanno così . Abbiamo il nostro catetere digitale.
Vedi tu!
Buona Strada
Ale

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Testimonianza di un Rover: Vito D’Asio 1976
Premessa:
La presente testimonianza è di Barbaro Alessandro detto Ale di anni 67. All’epoca del terremoto del Friuli ( 6.05.1976) era studente diciasettenne, presso l’I.T.G. “A.Palladio” di Treviso e rover del Clan “ La Nuova Strada” della parrocchia di San Pio X°( parroco Don Cesare Saccol) in servizio come Bagheera nel Branco “Nuova Giungla “ ( Akela GianPaolo Barbariol) , unità scout appartenenti al Gruppo Treviso II ( C.G. Francesco Piazza) della allora Federazione Gruppi e Ceppi Scout Cattolici di Treviso. Quanto esposto è frutto dei ricordi messi insieme attraverso la visione dei quaderni conservati dell’epoca( Carnet , Agenda 1976 ), l’articolo Servire di Claudio Favaretto ( La Pista Sicura: I primi 50 anni del Gruppo Treviso 2° “Don Ugo De Lucchi” 1961-2011) ed il confronto con chi ha condiviso l’esperienza ovvero mio fratello Fiorenzo Barbaro, Mario Gabrielli, Domenico Pezzato ( all’epoca capo Clan “dell’Ovest “ della parrocchia di Santa Bona ), Moreno Vascon ed Ivan Boscarato.
La missione Scout a Vito D’Asio ha avuto origine nell’immediatezza dell’evento del 6.05.1976 quando Domenico Pezzato detto Nico venne contattato da Vanni Capo Clan di Spresiano facente parte della nuova associazione Scout AGESCI ( 1974) per organizzare una pattuglia d’Intervento a Pinzano su Tagliamento per allestire Tendopoli per la Popolazione.
Da precisare che all’epoca non esisteva la protezione civile e gli eventi calamitosi venivano coordinati dalle prefetture attraverso, Carabiniere, Polizia, l’Esercito , I Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Corpi Forestali o poi c’erano i vari gruppi di volontari (Alpini in primis) fra i quali rientravano anche gli Scout.
Memori dell’esperienza fatta col disastro del Vajont ( 1963) e dell’Alluvione del Polesine ( 1966) i Rover ( Scout in età giovanile consona a poter operare in situazioni di emergenza) costantemente nelle loro attività all’aperto ( Uscite Campi Mobili Campi di servizio ) erano sempre attivati ad essere autonomi soprattutto nell’equipaggiamento.
Subito dopo l’evento il giorno Venerdì 07.05.1976 un gruppo di rover del Clan dell’Ovest e della Nuova Strada guidati da Domenico Pezzato* e rovers del Clan di Spresiano con tre Macchine aziendali (PIKUP) messe a disposizione dalla ditta “Frare” partirono per installare una tendopoli a Pinzano sul Tagliamento.
Qui si incontrarono altre unità Scout fra le quali un clan di ROMA della nascente associazione Guide e scout D’Europa Cattolici appena nata da un mese.
Dopo un giorno ci furono delle richieste di aiuto per sostenere le popolazioni disperse nei paesetti posti in collina.
I rovers di Treviso andarono prima a Clauzetto e successivamente collocarono un campo Base a Vito D’asio. Qui le operazioni di aiuto durarono quasi tutto il mese di Maggio e qui si alternarono squadre di rover e di Scolte del Ceppo Treviso 1 con turni di tre - quattro giorni a partire da Lunedì 10 maggio 1976.
Io ho partecipato al secondo turno del primo intervento poi in giugno al campo di Servizio ed a fine estate in settembre fui comandato con altri tre rover del Clan dell’Ovest ( Ivan Boscarato, Claudio Fardin e Roberto Cavalli ) a rifinire degli interni su una casetta prefabbricata in quel di Moggio Udinese. Questo il quadro d’Insieme ed ora la sequela di ricordi articolati per punti con l’ausilio espositivo del nuovo fratellino l’Open A.I.
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Il mio terremoto in Friuli (1976)
Lo spirito della partenza: L'autonomia Rover 6.05.1976 ore 20.50 stavo percorrendo a piedi via Lorenzo da Ponte per andare in sede di clan presso le opere parrocchiali di San Pio X a Treviso. All’improvviso sentii un boato ed un movimento sotto i piedi che fece sbandare l’andatura rettilinea del mio cammino. Li per li non ebbi la prontezza di collegare il fatto ad un evento tellurico. Altri erano i pensieri. Infatti nell’O.d.G. della riunione non ho trovato alcun appunto del fatto. Mio fratello Fiore invece che era ancora a casa, n appartamento del quarto piano di un condominio popolare di Via della Liberazione, capi subito l’evento e con mia mamma e mia zia portarono giù mina nonna in cortile.
Solo a tarda sera, anche per le notizie fornite dal signor Pecile, friulano e radioamatore che abitava al secondo piano del condominio, abbiamo saputo che in Friuli c’era stata una forte scossa di terremoto. Di li a poco la notizia venne divulgata per la Radio ( in casa non c’era ancora la televisione) .
Il giorno dopo Claudio il nostro capo clan ci mise al corrente che si stava organizzando spedizione di volontari per aiutare ad approntare tendopoli in Friuli. Subito mio fratello Fiore aderì e si aggregò. Era Venerdì 7. 06.1976. Di lì a poco il lunedì 10.05.1976 sarebbe iniziata la mia avventura di servizio in Friuli.
A 17 anni, lo spirito era quello del Rover scout. Eravamo abituati all'autonomia assoluta, formati nelle nostre parrocchie e nei nostri Clan . Siamo partiti con lo zaino in spalla, il sacco a pelo e la classica tendina "francesina". Il nostro principio cardine era chiaro: non pesare sulla popolazione già stremata. Dovevamo essere una risorsa, non un carico da sfamare o alloggiare. Il nostro raggio d'azione si sviluppava in un territorio impervio e bellissimo: l'area d'intervento comprendeva i comuni di Vito d’Asio (arroccato sulla collina sopra Pinzano al Tagliamento), Clauzetto e la frazione di San Francesco di Vito d'Asio, incastonata nella Val d'Arzino. Paesini legati a un'economia semplice, agro-forestale, feriti ma non piegati dal sisma. Vivevamo quei momenti con gli stati d’animo tipici della giovinezza: una sottile incoscienza e un allegro spirito di avventura. Non percepivamo appieno la portata della tragedia umana, perché la popolazione stessa ci trasmetteva una serenità incredibile. Gli abitanti avevano preso atto della fatalità del terremoto e, senza piangersi addosso, erano già operosi e proiettati al futuro.

Primo tempo: L'emergenza e la terra che trema (10 - 17 Maggio 1976)
Il primo impatto è stato immediato, a pochissimi giorni dalla grande scossa del 6 maggio. Le attività di emergenza tra Vito d'Asio, Clauzetto e San Francesco si concentravano sulla pura sopravvivenza e sulla messa in sicurezza:
· Rimozione macerie: Spostavamo detriti catalogando accuratamente gli elementi lapidei e le pietre chiave per la futura ricostruzione degli archi friulani.
· Gestione logistica: Lavoravamo al montaggio della tendopoli, al supporto della mensa comunitaria ed alla gestione del magazzino del vestiario e degli alimentari che arrivavano via via dalle offerte di varie associazioni.
· Turni notturni: Svolgevamo attività serali di anti-sciacallaggio per vigilare sulle case e sulle stalle abbandonate.
Il lavoro si svolgeva in piena sinergia con le istituzioni. Collaboravamo prima con la Polizia, poi con l'Esercito. Il vero punto di riferimento sul territorio era il mitico Bertoja. Era una guardia forestale, ma a tutti gli effetti agiva come un vero "sindaco sul cjamp" per pragmatismo, carisma e autorità.
Proprio durante una di quelle prime notti di vigilanza, si è impresso nella mia memoria l'episodio più forte. Eravamo nella piazzetta del paese, nel buio pesto, e stavamo parlando a bassa voce tra di noi per farci coraggio. All'improvviso, la terra si è scossa con un boato tremendo: una scossa di assestamento violentissima che ci ha fatto trasalire. In quel secondo di puro terrore, sotto il cielo del Friuli, l'incoscienza giovanile ha lasciato spazio a una realtà cruda. Quell'esperienza mi ha cambiato profondamente, rendendomi per la prima volta davvero consapevole del senso profondo del Servizio Scout. Non eravamo lì per gioco o per esibizionismo, ma per rispondere a una chiamata concreta, dove il pericolo era reale.
Il servizio sociale della mensa: Il campo è diventato ben presto un incredibile laboratorio di integrazione umana e culturale,
unendo soggetti provenienti da ogni angolo d'Italia. Il cuore pulsante di questo incontro era la mensa, teatro di una simpatica e straordinaria relazione tra la mamma di Bertoja – la figura più in vista del paese – e i militari dell'esercito, la maggior parte dei quali proveniva dalla Puglia e dalla Campania.
Restano memorabili i siparietti culinari sulle modalità di esecuzione dei sughi per le pastasciutte della tendopoli. Da un lato c'era la signora Bertoja, fiera custode di una cucina del nord ricca, che pretendeva sughi densi, stracolmi di carne e piselli. Dall'altro, i fanti del sud che rispondevano difendendo a spada tratta le loro versioni essenziali a base di pura "pummarola". In quel clima di affettuosa e goliardica contrapposizione, i militari meridionali erano stati simpaticamente
ribattezzati dai locali non con epiteti disprezzativi, ma con il neologismo ironico di... "Arabi". Tra una risata e una discussione sul pomodoro, il terremoto ha offerto a tutti noi un'occasione di reale e profonda integrazione nazionale. Ha dato un senso pratico al celebre motto risorgimentale di Massimo D'Azeglio: in quella mensa improvvisata tra le macerie, dopo aver fatto l'Italia, si stavano facendo finalmente "facendo gli Italiani".

Secondo tempo: Il Clan "La Nuova Strada" (25 - 30 Giugno 1976)
Un mese dopo siamo tornati in Friuli per un campo di lavoro strutturato con il nostro Clan "La Nuova Strada" guidati da Claudio Favaretto detto Claudio o Pomi o semplicemente Capo assieme alle scolte del fuoco del Nord guidate per l’occasione da Emila Varaschin. La fase acuta era passata, ma il lavoro restava tantissimo. Ci dividevamo tra le macerie dei centri abitati e la terra
della Val d'Arzino. Aiutavamo i contadini nei campi, soprattutto per la fienagione, dato che l'erba e la terra non aspettavano i tempi della ricostruzione edilizia. Altri aiutavano alla gestione della Mensa ancora attiva ed altri nel servizio giornaliero dell’asporto dei rifiuti. In quest’ultimo servizio citato singolare fu l’apporto di Mario che con levataccia fin dalle sei di mattina iniziava il lavoro con un carico di “sgnape” ed a mezzogiorno era particolarmente su di giri.
La fatica era tanta, ma non mancavano i momenti di condivisione e leggerezza:
· L'aneddoto delle ciliegie: Ricordo un albero carico di frutti. Chiedemmo timidamente il consenso ai proprietari per la raccolta. Ci risposero con un sorriso e una generosità commovente, dicendoci di fare pure. Trasformammo quel momento in una memorabile degustazione collettiva.
· I fuochi di bivacco: Organizzavamo serate allegre offerte a tutta la cittadinanza. Attorno al fuoco risuonavano i canti scout e le canzoni popolari. Era il nostro modo per donare un momento di normalità e distensione a chi aveva perso la casa.
· Mitico e spassosissimo il Ban della zanzara magistralmente condotto da Mario G. che rese esilaranti le sberle che si sono dati a vicenda il “ Sindaco Bertoja ed il simpatico Tenente colonnello dell’Esercito nel cercare di prendere la zanzara che con grande abilità li punzecchiava.
· Memorabile le pastasciutte finali a mezzanotte aglio olio e peperoncino sapientemente preparate sul fuoco da Quaranta un simpaticissimo barese. “ Alla sera leoni alla mattina c…..” cosi il saggio del paese si esprimeva nei confronti del simpatico tenente alla sveglia mattutina
· Significativo infine el Tajut de Blanc , l’ombretta di Tocai Friulano (ora Bianco Friulano) che ha sempre caratterizzato la chiusura dei nostri lavori con i paesani rendendo allegre le nostre giornate .

Conclusione: Il lascito di Vito d'Asio
Quel mese di maggio e giugno del 1976 ha segnato il mio definitivo passaggio all'età adulta. La dignità dei friulani, che davanti alle macerie si rimboccavano le maniche senza piagnistei, unita alla generosità spontanea dei ragazzi del Sud in divisa, è diventata la mia bussola per gli anni a venire. Lì ho capito che il Servizio non è un dovere astratto, ma una mano tesa nel momento del bisogno, capace di abbattere ogni barriera geografica e di unire un intero Paese.
Il complesso di E…DOPO ?
Il rapporto con il paese di Vito d’Asio non si esaurì con i giorni del Terremoto ma rimase nel tempo. Negli anni successivi nel 1977 un gruppo di rover e scolte partecipo in Agosto alla sagra paesana di Vito d’Asio , nel 1978 i riparti di San Pio X A e B organizzarono un campo scout di Gruppo (artefice ancora Bertoja) nella frazione di San Francesco di Vito d’Asio e so per certo che il mio capo Claudio Favaretto mantenne rapporti epistolari con il signor Bertoja ricordando spesso la sua frase tipica nel rassicurarci su materiale ed approvvigionamenti: “ Vi gonfio io non preoccupatevi! “
Vito D’Asio rappresenta quindi una bellissimo esperienza del nostro motto SEMPER PARATI ! E come diceva Kipling : “ E’ stata una cosa ben fatta!” …
Tale esperienza di servizio contribuì, in agosto a maturare il mio SI alla proposta fattami da Claudio Favaretto di diventare Capo Riparto Scout a San Pio X.
Vito d’Asio ha tracciato una Nuova Strada nel Servizio ricordando comunque che :
“ Tu sei la Vera Strada Signore ch’io non ceda in Te ch’io speri e creda in Te Parola e Verità”.

Buona Strada
"Daino della Valle" Barbaro Alessandro
* Partecipanti della Prima Pattuglia di Intervento del Gruppo Treviso 2°:
Domenico Pezzato : Capo Clan referente
Ivan Boscarato
Claudio Fardin
Sergio Gallinaro
Piero Gallinaro
GianFranco La Prova
Fiorenzo Barbaro