don Aldo Bertinetti, di Torino, AE dell'AGESCI e del MASCI


Ci fui anch'io a Gemona dai primissimi giorni, col contingente scout della regione piemontese. Ho dei ricordi ancora molto forti e vivi. Dallo strazio di vedere quel lungo allineamento delle bare che cresceva ogni giorno, dal sentire giorno e notte le sirene dei soccorsi, dall'avere in certe zone nelle narici l'odore di cadavere , al dolore di chi aveva perso tutto, al momento notturno di terremoto con caduta di parte del monte vicino (eravamo accampati nel campo sportivo) per cui sensazione di sprofondare nel vuoto e al mattino scoprire che i picchetti della tenda erano tutti ritorti... e per molto tempo svegliarsi di soprassalto a Torino, quando - dormivo in un seminterrato che era cappella provvisoria della chiesa che si stava costruendo - passava il tram... E così pensavo al terrore che rimaneva negli occhi e nelle orecchie di chi aveva vissuto il vero terremoto! Ma ricordo soprattutto la bellezza della gente di Gemona, non solo gentilissima e cordiale nonostante la loro situazione, ma massimamente collaboratrice: a differenza di altri terremoti che vissi più tardi (non dico nomi...), dove le persone stavano sedute ad aspettare fuori dalla casa disastrata pretendendo che i volontari vi si infilassero dentro, con rischio, per prendere le loro cose... Insomma, è stata un'esperienza veramente fondamentale, che ha lasciato il segno nella mia vita.