da Claudio Oliani ITSteel oliani@itsteel.it tramite aruba.it
Allegati
mer 10 dic, 12:37 (22 ore fa)
a ufficiodocumentazione, cerchioscout, AGESCI
fondo pagina AGESCI 2010 v1 light
Buongiorno, il gruppo Desenzano 1 risponde al vostro appello di inviare
materiale di archivio.
lo farò tramite due e mail distinte per il peso complessivo delle fotografie.
e.mail 1:
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RICORDO DI FORGARIA DEL FRIULI, 50 ANNI DOPO.
Alessandro Chiodera, ex Capo Riparto ed ex Capo Gruppo del Desenzano 1°.
Il 6 maggio del 1976, ore 21, ero a una riunione di qualche commissione
provinciale dell’AGESCI a Brescia. Eravamo al 3° o 4° piano, mi ricordo che
l’edificio si mise a tremare, non particolarmente forte, ma in modo netto,
ricordo il lampadario che continuava a ondeggiare. Brescia è a 240 chilometri in
linea d’aria da Gemona, ma si sentì molto bene. Lì per lì non ci preoccupammo,
fuori in strada vedemmo poche persone un po’ agitate, ma restammo e proseguimmo
la riunione.
Fu al mattino seguente che capii cosa era successo, e cominciò la conta dei
morti. In pochi giorni si arrivò al numero di mille, e non ce la feci più.
Dovevo andare, fare qualcosa, dare una mano.
In capo a un giorno o due arrivò una telefonata, incredibile, come nei film: mi
dicevano che c’era un gruppetto di scout bresciani pronti a partire, non mi
pareva vero, dissi subito di sì, che sarei andato anch’io.
Credo che nel giro di una settimana fossimo pronti a partire. Una sera ci
ritrovammo in 5, due del Desenzano, uno del San Felice, una di un gruppo di
Brescia e si era aggregata una scolta di Mortara (o di Novara?) e partimmo con
un paio di macchine guidate da amici mai visti prima, che smontavano dal lavoro.
Arrivammo a Udine, una caserma o un oratorio o qualcosa del genere.
Al mattino ci caricarono su un’auto e giungemmo a Forgaria, a una tendopoli
allestita dai militari per la popolazione, il Campo Forgaria 1. Piantammo le
nostre tendine in un campo lì vicino.
Qui noi, tutti desiderosi di fare andare le mani ma completamente privi di
strumenti da lavoro, ci ritrovammo invece: Gigi ad affiancare il capo tendopoli
nella gestione del campo, io nell’Ufficio Informazioni del Campo, Giuseppe a
gestire un deposito di materiali donati sulla riva del Tagliamento, gli altri
non ricordo. L’importante era di poter dare una mano.
A Forgaria la distruzione era grande, vedevi macerie ovunque. Ricordo bene una
chiesa (la parrocchiale?) completamente distrutta, con il campanile rimasto in
piedi ma ruotato su se stesso di una decina di centimetri e l’orologio che si
era fermato sull’ora precisa della sera del terremoto.
Nell’Ufficio Informazioni eravamo in 3: uno scout (io), un militare (veniva da
Limbiate) e una ragazza del posto (Eliana, figlia del maestro della scuola). Non
ricordo molto cosa abbiamo fatto. Ricordo però la gente che veniva per
telefonare e noi che cercavamo di metterla in contatto con i parenti (telefonare
era molto difficile, solo noi in pratica avevamo un telefono funzionante). E
ricordo le discussioni con gli ospiti del campo su ciò che il Commissario per il
Terremoto, Zamberletti, andrebbe dovuto o non dovuto fare.
Passò così una settimana, dopo la quale rientrammo a casa, in treno. Ma poi a
settembre tornammo, con una spedizione ben più organizzata e numerosa.
Allego le foto che ho:
-1-2: Il nostro gruppo + Eliana + il militare e l’Ufficio Informazioni del Campo
-3-4: La parrocchiale (?) di Forgaria con il campanile
-5-11: Case di Forgaria e altra chiesa di Forgaria
-12-16: La tendopoli
Alessandro Chiodera
Picchio Spensierato
Che il respiro del bosco sia con voi
Claudio