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10 feb 2026, 07:50
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-------- Messaggio originale --------
| Oggetto: | Materiale per terremoto |
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| Data: | 2026-02-09 19:00 |
| Mittente: | Luca Antonioli <luca.tenente@gmail.com> |
| Destinatario: | Andrea Padoin <andrea@padoin.com> |
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Clan = Fuoco "ICEBERG"
Madonna di Campagna
VERONA V settembre 1976
Alla COMUNITA" CAPI DI VERONA
ALLA RICERCA DEL VERO SERVIZIO —
(esperienze di una settimana di lavoro in Friuli)
(una revisione di vita)
La comunità di Rover e Scolte di Madonna di Campagna domenica 12 settembre
partiva per un campo di lavoro in Friuli. Niente di eccezionale: un Gruppo di
volontari scout animati da un "sano" spirito di servizio umano
e squisitamente cristiano. (Nonostante la fifa "nascosta'! della scossa di
sabato sera.
Almeno così si diceva.
Ma poi a poco a poco i nodi venivano al pettine.
Era difficile impostarsi un metodo di vita, un criterio di servizio. Nei lavori
destinati c'era sempre quel qualchecosa che non li rendeva spontanei forse
perché ci si sentiva diversi in quei nostri servizi "diversi".
C'era chi lavorava con le proprie mani, fra quella gente anche nei lavori più
umili e silenziosi, che non davano soddisfazione, per ricostruire quel poco o
niente che era rimasto, ma ognuno per questo, dentro di se , sapeva che il suo
era "vero servizio". Altri lavoravano nella animazione , in uno stato di
continua tensione, fra l'incudine dei maestri e il martello del ragazzi, vedendo
rifiutare (forse per inerzia) i valori del metodo scout, vivendo un susseguirsi
di "delusioni" e "arrabbiature", per togliere i bambini da quell'ansia da
terremoto e dalla promiscuità delle tendopoli, ma sentendo nonostante tutto che
il loro era "vero servizio". Altri sì sentivano sprecati perché erano stati
imboscati in cucina o a pulire i bagni, ma sapevano che proprio questo essere
sprecati, questo non avere pubblicità faceva del loro un "vero servizio".
La frammentarietà e la precarietà stessa del nostro lavoro ci avevano insegnato
un nuovo spirito di servizio, ossia quell'essere disponibili senza scrupoli di
sorta nei confronti degli altri, anche nelle piccole cose. Ma poi c'era il
rovescio della medaglia.
Spesso capitava di dover fermarsi a parlare con la gente e quando si era
stanchi, era difficile saper ascoltare e riuscire a dire una parola di conforto,
ma occorreva anche questa disponibilità spirituale, che forse era più difficile
di quella fisica ottenersi.
Avevamo così imparato che il servizio senza spirito comunitario é incompleto; IL
NOSTRO NON DOVEVA ESSERE SOLO UN VIVERE PER GLI ALTRI? MA ANCHE UN VIVERE "CON"
GLI ALTRI. Dovevamo sentirci come loro in quel lavorare sodo per tutta la
settimana, in quel dover affrontare le loro stesse difficoltà: i giorni del
nuovo terremoto, la pioggia, quella forte sensazione di impotenza, dormire e
mangiare in situazioni di quasi emergenza; e in quel dover accogliere le loro
stesse gioie: i prefabbricati che arrivavano, la vendemmia, il matrimonio in
tendopoli, la notizia dell'esodo. Tutto questo anche se si sapeva che bene o
male alla fine settimana saremmo ritornati a casa, una casa solida senza crepe,
senza il timore di forti scosse.
Ma era forse proprio per quell'essere costretti a tornare a casa troppo presto
che dovevamo coinvolgere nei nostri momenti piacevoli, alla sera durante e dopo
la cena, nel calore del nostro essere chiesa, nella gioia di stare assieme: quei
vecchi perennemente ubriachi, quei bambini con sguardi talvolta allucinati, quei
giovani che stavano ai di fuori di noi rimanendo nella più completa abulia.
Insomma cercare di dare la nostra fiducia nella vita, nella fede, a chi l'aveva
sostituita con l'adattamento e la diffidenza.
Tutto questo non vuole essere altro che una revisione di una settimana di vita
spesa fuori della nostra realtà, dal nostro mondo pieno di "schiuma". Ma il
difficile viene adesso nel continuare l'impegno in questa realtà così diversa da
quella del Friuli. Là era tanto facile essere al servizio degli altri, qui non é
più così " facile" vedere dove c'è bisogno di noi, qui la distruzione, la
povertà, la solitudine non saltano agli occhi con tanta evidenza ed è più
difficile scoprirle: ma anche la nostra realtà ha tanto bisogno di essere
ricostruita, e dobbiamo farlo alla luce della nostra nuova esperienza, se la sì
può chiamare , quasi da eroi, soltanto così "esperienza".
Ecco, una settimana é bastata a far cambiare quella nostra disponibi1ità
tradizionalista, quel nostro servizio costruito. Servire è diverso da tutto
questo. E' disporsi all'ascolto. All'ascolto del Signore che ci parla attraverso
le realtà piccole e grandi di ogni giorno, le necessità, i fratelli.
Scoprire che ognuno di noi è portato a dare il meglio di sé, senza limiti.
Scoprire che tutto questo é preghiera. Scoprire che il servizio fatto da soli,
racchiuso nell'egoismo del “ tu non sai cosa ho fatto io" é come una casa senza
fondamenta che i terremoti di ogni giorno possono distruggere.
Come evitare che accada tutto questo? A voi la risposta in era piccola
riflessione fra le righe
COMUNITA' ROVER E SCOLTE
Madonna di Campagna
VERONA V