Lucio Costantini

Andrea Padoin tramite aruba.it
Allegati
ven 10 lug, 20:08 (19 ore fa)
a cerchioscout

Non riesco a leggerlo da qui

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Pezzo per libro sul terremoto
Data: 2026-07-10 17:11
Mittente: Lucio Costantini <luciogcostantini@gmail.com>
Destinatario: Andrea Padoin <andrea@padoin.com>

Caro Andrea,
mantengo la promessa. Ti invio un pezzo che ho scritto insieme a Mario
Gasparetto. Unisco alcune foto con relativi crediti.
Avevo scattato anche diverse foto delle rovine di Oseacco, ma al momento
non riesco a trovarle. Vedremo.
Non badare al titolo della cartella.

Ciao!

Lucio Costantini
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Camicie rosse e blu.
Ricordi dell’intervento del gruppo Udine 7 Alberto Peratoner a
Oseacco in Val Resia

Mattina del 7 maggio 1976. Gli occhi del dottor Mario Valeriano Cozzi, presidente della Croce Rossa di Udine sono arrossati, segno evidente di una notte insonne trascorsa coordinando il via vai del tutto inatteso delle autoambulanze sguinzagliate qua e là nella zona, molto estesa, colpita dal terremoto del giorno prima. Nonostante la stanchezza ci accoglie con il sorriso che conosco bene. Con lui, pediatra appassionato, ho condiviso armoniosamente in parecchie occasioni delle conversazioni dedicate ai genitori dei bambini delle scuole materne del Friuli. Sono certo che dal nostro incontro nascerà qualcosa di buono. Gli faccio presente che i capi del mio gruppo, l’UDINE 7° Alberto Peratoner dell’AGESCI, vogliono mettersi a disposizione, purché si dica loro dove il loro intervento sarebbe più efficace. Il dottor Cozzi non ha esitazioni: ci chiede se possiamo disporre di alcune tende.
Sa che una località remota non è stata ancora raggiunta dai soccorsi ed è là che ci indirizza. Inoltre ci mette a disposizione un'ambulanza per il trasporto del materiale. L’operazione richiede poco tempo. Tratte le tende dal magazzino le carichiamo sull’ambulanza e su altre due automobili, e ci dirigiamo senza indugio verso Oseacco, una frazione del comune di Resia, nella valle omonima.
La Val Resia, posta ai piedi del massiccio del monte Canin, raccoglie una popolazione che ha una sua lingua, del tutto peculiare, che non ha nulla a che vedere con il friulano, né con lo sloveno. I Resiani, anche a causa di un protratto isolamento, dato dalla particolare conformazione della valle, chiusa, e alla loro storia, tengono molto alle loro peculiarità etniche e linguistiche.
La strada che ci porta a Oseacco ci fa transitare accanto ai luoghi maggiormente colpiti dal devastante terremoto del giorno prima. Ciò che vediamo - il cuore si stringe - supera di gran lunga ogni nostra immaginazione. Lasciata la statale che porta a Tarvisio, imbocchiamo la strada che ci introduce nella Val Resia. Siamo costretti a procedere con lentezza, dato che vi sono massi ovunque, segno che le pendici montane hanno scaricato a valle parecchi detriti e continuano ancora a farlo. La terra, infatti, continua tremare. Raggiunta Oseacco ci si para davanti uno scenario devastato. Pare che del paese siano rimaste in piedi ben poche case. Realizzate con pietre del luogo e malta povera non hanno retto alla scossa devastante. Anche la chiesa è stata squarciata dalle scosse, ma il campanile è ancora in piedi.
Parecchie persone vagano tra le macerie. Alcune, soprattutto anziane, siedono qua e là, lo sguardo attonito, smarrito, come se stentassero ancora a capacitarsi di quanto accaduto.
La nostra presenza a Oseacco, dove fummo i primi ad arrivare, dopo l’intervento iniziale si protrasse a lungo, attraversando tutta l’estate e anche dopo la scossa di settembre. A questo punto lascio all’amico fraterno Mario Gasparetto, che del nostro gruppo fu capo dopo di me, la descrizione del nostro apporto in quel paese remoto, dove peraltro si consolidarono dei rapporti interpersonali fecondi tra noi e gli abitanti che si sarebbero protratti nel tempo.
Lucio G. Costantini