Marilinda Fanti-

 15 anni nel 1976
Servizio prestato a Bordano, con la Parrocchia del Sacro Cuore di Treviso, da 12 al 19 settembre 1976
Gruppo scout di appartenenza: Treviso 1° - Gruppi e Ceppi Scout Cattolici Treviso

UNA SETTIMANA A BORDANO
I ricordi che ho del terremoto se Friuli sono associati a due momenti. Il primo ovviamente è il momento della scossa: ero in bagno e ricordo in modo nitido il rumore di tutti gli oggetti del mobiletto a specchio, che ballavano all’interno, la voce di papà che urlava di uscire, e l’attesa, davanti casa, con tutti i vicini, per cercare di capire cosa era successo.
Ma il ricordo sicuramente più vivo, mi porta a settembre.
La mia parrocchia, il Sacro Cuore di Treviso, aveva vissuto per tutta l’estate un rapporto di aiuti con il paese di Bordano, un comune a nord di Gemona, nell’area dell’epicentro, e diversi giovani, insieme al cappellano, don Lorenzo Piran, erano andati a dare una mano. Io ero ancora “piccola”, era il mio ultimo anno di riparto, ero stata al campo e non avevo pensato di poter andare in Friuli.
Ricordo bene però un momento particolare. Dopo la messa di domenica 12 settembre, don Lorenzo mi fermò, insieme alla mia inseparabile amica Anna, e ci propose di partire con lui per una settimana a Bordano. Non ricordo incertezze o dubbi, che magari ci saranno anche stati, forse da parte dei nostri genitori, ma so solo che siamo partite…e arrivate.
Del paese ho una visione ancora nitida: molte case erano danneggiate e la chiesa era inagibile, ma ciò che ho ben chiaro davanti agli occhi sono le baracche, le tende di chi dava una mano, e in particolare di un clan di Vicenza, e il grande tendone che faceva da punto di ritrovo e da chiesa.
Il nostro ruolo fu quello di affiancarci ai rover del Vicenza 1 dell’Agesci, che avevano il compito di stare con i bambini, per dare loro una parvenza di serenità. E devo dire che quei ragazzi erano davvero capaci di farlo, con le loro chitarre, i canti e i giochi.
Anche di quella settimana ho due ricordi nella mente: la scossa di settembre e un matrimonio.
Alle 11 del 15 settembre ero in tenda con la porta aperta. La scossa fu molto forte, ma ciò che vedo ancora con chiarezza sono i pali della luce, che si sono piegati come fuscelli, prima da una parte e poi dall’altra, fino a toccare terra!
Il ricordo del matrimonio invece è associato a un momento di gioia. In paese c’era una coppia che doveva sposarsi a maggio e ovviamente aveva dovuto rimandare tutto. Con i ragazzi del clan abbiamo preparato il loro matrimonio, che è stato celebrato poi in quella settimana: vedo ancora i fiori nel tendone, sento ancora i canti della celebrazione e la festa fatta dopo. Nella semplicità di quei gesti, che certo non cancellavano la tragedia vissuta, rivedo la serenità che, almeno per un momento, il clan di Vicenza ha saputo portare a quei due sposi e a tutto il paese.
Non sono certo grandi ricordi, né la mia presenza è servita a molto, ma solo oggi, ripensandoci, mi rendo conto di come quella settimana abbia contribuito in modo importante alle mie future scelte di servizio. Se ripenso a quei giorni, rivedo in particolare rapporti umani e amicizia, fra di noi, ma soprattutto con la gente del posto. Per molto tempo io ho continuato a mantenere relazioni via lettera con alcuni dei ragazzi del clan di Vicenza, mentre Anna è rimasta in contatto con le “ragazze di Bordano” che nel periodo dell’inverno si sono poi spostate negli alberghi sul mare. Proprio per rivivere questa amicizia, ricordo anche che con la parrocchia, abbiamo organizzato qui da noi una giornata con la gente di Bordano e il clan di Vicenza.
Ma ora sono davvero certa che, quell’esperienza, in un periodo di grandi dubbi adolescenziali, mi ha permesso di toccare con mano, e quindi di scegliere, la forza e la bellezza del servizio, anche e soprattutto in momenti difficili come quello del terremoto del Friuli.