TERREMOTO DEL FRIULI 1976
testimonianza
All'epoca
avevo 19 anni ed ero nel Clan “Ursa Minor” Arezzo 1 (oggi Arezzo 14).
La notizia
della devastazione, appresa dalla tv, scosse drammaticamente le coscienze di noi
ragazzi. Piccoli paesi, sinora sconosciuti, salirono d'improvviso alla ribalta
dei media.
Tra questi il
più famoso e quello rimasto più impresso, fu sicuramente Gemona; quasi
totalmente distrutto dal sisma. Le immagini e le testimonianze dei sopravissuti
toccarono il cuore di tutti noi, ravvivando quel senso di “servizio”
particolarmente sviluppato in tutti gli scouts e facendo così crescere la voglia
di andare e rendersi utili.
La macchina
dei soccorsi si mise subito in moto e tanta gente accorse in Friuli a gestire il
primo soccorso.
Con il
passare del tempo, furono ripristinati i servizi primari e messe in sicurezza le
zone critiche e pertanto, le organizzazioni di pronto intervento cominciarono a
lasciare il posto ad altri enti ed associazioni che gestirono la fase di
ricostruzione (fisica e morale) di quanto era andato distrutto.
Il nostro
Clan decise quindi di partire e fare la route del 1976 proprio in Friuli, a dare
una mano. Non so per quale motivo, ma il luogo scelto (o assegnato) fu il paese
di Mels, vicino ad Udine.
Oltre ad
essere in Clan, svolgevo all'epoca servizio anche come Aiuto Capo Reparto e
quell'anno mi fu chiesto di partecipare al campo estivo che, purtroppo,
coincideva proprio con la route di lavoro in Friuli. Un po' a malincuore andai a
svolgere il mio incarico con i ragazzi del Reparto.
Una volta
tornati i ragazzi del Clan, mi raccontarono fatti, eventi ed aneddoti
dell'esperienza vissuta in mezzo alla gente friulana, fortemente provata dalla
sciagura, ma altrettanto motivata ed attiva nel ricominciare a vivere e
ricostruire.
Nel
frattempo, anche la città di Arezzo si stava mobilitando per contribuire agli
aiuti per il Friuli. Sorse un comitato, promosso dalla Croce Rossa, Croce Bianca
e dalla Misericordia, a cui aderirono vari enti ed associazioni, tra cui gli
scouts sia dell'AGESCI che del GEI.
Mi fu
affidato l'incarico di entrare in questa organizzazione come rappresentante di
zona per l'AGESCI. Il primo compito che il comitato assunse, fu quello di
definire una realtà a cui destinare tutti gli aiuti che sarebbero stati
reperiti. Ciò per evitare dispersioni inutili e per aumentare l'efficacia e
l'efficienza dell'intervento. Fu individuato un paese vicino a Gemona:
Montenars. Li gli aiuti ed i soccorsi stentavano ad arrivare e la popolazione
ancora aveva bisogno di molte necessità primarie.
Il comitato
lanciò quindi un'operazione denominata “Ponte della solidarietà
Arezzo-Montenars” che prevedeva la raccolta, oltre che di fondi, anche di beni e
vestiario da inviare al piccolo comune friulano. Noi scout fummo incaricati di
passare porta/porta tutta la città, per sensibilizzare e raccogliere ciò che gli
aretini volevano donare. Per la mole di materiale che stava affluendo, fu
necessario allestire un centro di raccolta in un'area industriale dismessa. Gli
scout collaborarono poi allo smistamento e selezione di tutta l'enorme massa di
donazioni. Ci vollero mesi per selezionare e suddividere indumenti, scarpe,
coperte, giocattoli, materiale didattico, elettrodomestici e quanto altro. Man
mano il pronto veniva impacchettato e spedito a Montenars. In particolare mi
ricordo che fu organizzato un viaggio con un camion a cui potevamo partecipare.
Eravamo disponibili in 3 ed il viaggio era organizzato in modo che 2 partissero
con il camion ed uno in auto con un incaricato del comitato. Il caso volle che
io fossi destinato ad andare in auto. E sempre il caso (infausto) volle che
l'incaricato del comitato con l'auto, si dimenticasse di venirmi a prendere.
Così anche in questa occasione non potei andare in Friuli a dare il mio
personale contributo.
Nel Giugno
1977 fu ufficializzato in città il gemellaggio Arezzo-Montenars, con una
cerimonia formale presieduta dai sindaci dell'epoca Aldo Ducci di Arezzo ed
Eliseo Dusefante di Montenars, alla presenza di tutte le associazioni del
comitato e con le aziende ed i cittadini che avevano contribuito alla raccolta.
Fu un momento toccante e significativo sia per la grande riconoscenza espressa
dai friulani, sia per il bilancio dei notevoli traguardi raggiunti dagli
aretini. Diplomi e ricordi in ceramica, furono distribuiti ai promotori
dell'iniziativa del Ponte della Solidarietà; tutti recavano la scritta “IL FRIUL
US RINGRAZIE DI CUR E NOL DISMENTEE” (Il Friuli vi ringrazia di cuore e non
dimentica). Mi sentii molto onorato ed orgoglioso di questo.
La visita fu poi ricambiata ed una nostra delegazione fu ospite a Montenars; ma io, “naturalmente”, non fui tra i partecipanti. Ancora oggi, nel sito ufficiale del nostro Comune, nella sezione “Carta di identità del Comune di Arezzo” alla voce “Gemellaggi” il primo nome indicato è proprio Montenars. E nell'archivio storico sono indicate in inventario, ai numeri 148 e 149, buste contenenti le foto della cerimonia del gemellaggio.
Nel
frattempo, nell'agosto del 1977, il Clan organizzò una seconda route di lavoro a
Mels, a cui, per fortuna, potei partecipare. Non ho memoria di molti
particolari; mi ricordo solo di aver lavorato con un altro ragazzo, in una
fattoria a mietere l'erba con la falce fienaia ed a ridipingere un carrello per
trasportare gli animali. Ho anche ricordo di una bella Cerimonia Eucaristica del
nostro compianto Assistente Don Alessandro Barbagli, celebrata dentro un vecchio
pullman adibito a Chiesa. Ho comunque ancora vive le emozioni provate nel
percorrere le strade del paese, ancora segnate dalla distruzione ed i volti
delle persone che, pur guardandoci silenziosamente, esprimevano visibilmente
gratitudine e riconoscenza.
Con il
passare degli anni il terremoto friulano non fu più al centro dell'interesse
nazionale e la popolazione, probabilmente, fu lasciata sola ad affrontare la
completa ricostruzione.
Ma il mio
Clan riuscì, nel suo piccolo e con semplicità, a mantenere ancora vivo per
alcuni anni il ricordo di quel tragico evento. L'allora Capo Clan, il compianto
Prof. Mario Martini, era persona di elevata cultura, oltre che educatore
affabile ed amato. Grazie al suo estro ed alla sua preparazione didattica,
scriveva commedie che poi mettevamo in scena, presentandole in teatri e Chiese
locali. Di norma i temi erano principalmente tratti da testi sacri, ma
l'esperienza che aveva vissuto in Friuli, lo ispirò a realizzarne una proprio
dedicata al terremoto del 1976. Oltre ai testi, Mario predisponeva anche le
musiche e gli effetti, naturalmente con i piccoli mezzi dell'epoca e le minime
risorse finanziarie disponibili. Passavamo serate intere a fare le prove ed a
studiare i corposi copioni. Ma questo era motivo, oltre che di divertimento,
anche di dibattito sui temi delle commedie, creando così momenti di unione e di
crescita personale. Mi ricordo in particolare l'inizio sconvolgente della
commedia dedicata al Friuli: nel buio completo veniva trasmessa la registrazione
fatta da un ragazzo friulano, che stava incidendo in un nastro con il
registratore, un pezzo dei Pink Floyd e registrò pure i drammatici “rumori”
del terremoto. Era davvero inquietante e di effetto.
Oggi, dopo
quarant'anni, pochi tengono memoria degli eventi che furono; se non chi quel
periodo l'ha vissuto ed ha, nel suo piccolo, contribuito ad alleviare il disagio
ed il dolore che la gente friulana ha sofferto in prima persona. Ciò, in parte,
è nella nostra natura purtroppo. Non pensiamo mai ai martiri ed ai succubi delle
guerre se non in occasioni create proprio “per non dimenticare”. Quindi è
necessario ed auspicabile che si creino eventi di ricordo e di divulgazione
anche per questa triste vicenda.
Mauro
Formelli
AGESCI
Zona di Arezzo