Mario Gasparetto

Andrea Padoin tramite aruba.it
Allegati
ven 10 lug, 20:08 (19 ore fa)
a cerchioscout

Non riesco a leggerlo da qui

-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Pezzo per libro sul terremoto
Data: 2026-07-10 17:11
Mittente: Lucio Costantini <luciogcostantini@gmail.com>
Destinatario: Andrea Padoin <andrea@padoin.com>

Caro Andrea,
mantengo la promessa. Ti invio un pezzo che ho scritto insieme a Mario
Gasparetto. Unisco alcune foto con relativi crediti.
Avevo scattato anche diverse foto delle rovine di Oseacco, ma al momento
non riesco a trovarle. Vedremo.
Non badare al titolo della cartella.
Ciao!
Lucio Costantini
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A quel tempo l’Udine 7° era strutturato con due reparti, quello dei Ranger, che raggruppava i 12/14enni, e quello dei Pionnier, formato dai 15/17enni. A distinguerli una camicia blu per i più giovani e una rossa per i Pionnier. Al momento di partire per la Val Resia i capi, stipate in fretta e furia le tende del Gruppo e poche altre cose, sulle auto finirono per caricarci anche i Pionnier. Incoscienza o felice intuito non è dato ricordare. Fatto sta che una volta giunti in Val Resia erano poi saliti fino a Oseacco, 300 anime sulla sinistra della valle. Qui avevano piantato le tende che avevano con sé, le canadesi da squadriglia e alcune tende di
fabbricazione dell’esercito e di proprietà del Gruppo, un paio di “4x4” e una “6x6”, indicazioni che ne indicavano in metri la capacità. Poca cosa e oltretutto inadeguate a ospitare famiglie e anziani. Persone che abbandonate le case - per la fine dell’estate non ne sarebbe rimasta su una - mancavano di tutto mentre sotto i piedi la terra continuava a ballare.
Fu allora deciso di rientrare nottetempo a Udine, presentarsi in prefettura - dove le autorità furono aggiornate della situazione - e
chiedere materiale di prima sussistenza, coperte e viveri, soprattutto latte per i bambini. Fin dalle prime ore post-sisma una caserma degli Alpini fungeva da estemporaneo magazzino. Se in quella lunga, infinita notte di maggio vi foste trovati in quella stanza della prefettura udinese, avreste potuto assistere a un singolare colloquio tra il funzionario prefettizio e, all’altro capo del telefono, l'ufficiale degli alpini su come soddisfare quelle richieste. Cercando le parole per presentare il capo del reparto Pionnier che avrebbe dovuto ritirare gli aiuti, il funzionario se ne uscì dicendo: «Capelli lunghi, barba, fazzoletto al collo, camicia rossa... Garibaldi! Provvedete a far avere a Garibaldi quanto necessario».
Fu così che da allora e per le settimane successive camion ed elicotteri continuarono a scaricare a Oseacco il materiale più vario con una semplice dicitura: per Garibaldi. E i Pionnier, con le loro camicie rosse, diventarono per tutta Oseacco i “garibaldini”. A loro, tra le altre cose, fu affidata la gestione della “cambusa” dove affluivano i viveri da distribuire poi alle famiglie secondo le necessità e le disponibilità. Servizio svolto in modo egregio nonostante la giovanissima età. A testimoniarlo la gratitudine degli sfollati, che li sommersero di affetto, di marmellate, di dolci e, perché no, visto che ci si trovava in terra di Alpini, anche di
grappa. Tutto rigorosamente di produzione domestica.
La notizia della loro presenza si era diffusa nella vallata, tanto che mentre ancora stavano piantando le decine di tende che andavano formando la tendopoli di Oseacco, videro sopraggiungere i carabinieri che avevano la loro stazione in un paese sull'altro fianco della valle, a Prato di Resia. Stavano cercando proprio loro. Avevano la necessità di installare alcune tende per il loro ufficio e per le loro famiglie.
Tornati nel 2016 nella Rosajanska Dolina, i Pionnier del’76 hanno trovato ancora tende innalzate nel bosco, tra i pini, i carpini e gli ornielli, la vegetazione tipica di suoli poveri e poco profondi come quelli che caratterizzano la valle. Le tende, questa volta, sono però quelle del reparto degli scout dell’Udine 7°, in Val Resia per il campo estivo.
Accanto le cucine di squadriglia, dall’aria solida, realizzate con paleria in legno e con le legature in cordino che se non sono proprio a regola d’arte comunque appaiono fatte bene. E poi il mormorio del torrente che scorre limpido come allora, tra mille anse e piccole cascate. E la mole del monte Canin che domina e chiude la scena. Tutto, l’aria, i profumi, i colori, tutto magicamente come quarant’anni prima. Ormai uomini adulti, i ragazzi che ancora minorenni erano saliti a Oseacco all’epoca del sisma, sono tornati nella valle per raccontare ai ragazzi di oggi la loro esperienza di allora. Si sa che con l’avanzare dell’età cambia la percezione che ognuno di noi ha del concetto di giovinezza. Ed è proprio in quel frangente, durante il serale fuoco di bivacco, al cospetto
di un gruppo di adolescenti quali quelli che formano un reparto di scout, che d’un tratto i nostri realizzano quanto giovani fossero all’epoca del terremoto e l’eccezionalità del ruolo ricoperto.
Tante cose nel frattempo sono cambiate. Oggi esiste la protezione civile ed episodi come quelli narrati in queste righe difficilmente potrebbero ripetersi. Soprattutto con il coinvolgimento di minori.
Quanto successo permette però di apprezzare la singolare analogia tra quanto racconta Robert Baden-Powell, il fondatore dello scautismo, a proposito della sua esperienza a Mafeking durante la guerra che nel 1899-1900 contrappose i Britannici ai Boeri, i coloni sudafricani di origine olandese - e l’impiego dei Pionnier a Oseacco. Scrive Baden-Powell: «Avemmo un esempio di come i ragazzi possono rendersi utili in servizio attivo quando formammo un Corpo di ragazzi per la difesa di Mafeking. (...) Fu allora che Lord Edward Cecil, comandante dello Stato Maggiore, riunì i ragazzi di Mafeking e ne fece un Corpo di Cadetti. Essi furono un Corpo ben attivo, pronto ed utilissimo».
Parole scritte oltre un secolo fa ma attuali anche oggi quando, troppo spesso, l’adolescenza viene letta solo nell’ottica della problematicità e del disagio con il rischio di smarrirne la generosità. Qui il ruolo della comunità dei pari, e nello scautismo della squadriglia, è fondamentale e rappresenta uno dei parametri del metodo scout generato proprio dell’esperienza di Mafeking. Ed è ragionevole supporre che il punto di forza di quel gruppo di Pionnier che permise loro di adoperarsi in un servizio normalmente affidato agli adulti, derivasse proprio dall’aver condiviso un significativo percorso nello scautismo.
Continua Baden-Powell: «Un vero scout è considerato dagli altri ragazzi e anche dai grandi, come uno di cui ci si può fidare. Uno che non mancherà mai al suo dovere...». Il dare fiducia, l’affidare qualcosa a qualcuno o l’affidarsi a qualcuno, rappresenta sempre un rischio. Ma l’esperienza del 1976 dell’Udine 7°, se pur nata in un momento particolare della vita del Gruppo e sotto l’emotività del momento e la gravità della tragedia che il Friuli stava attraversando, ha comunque reso palese ancora una volta la validità dell’intuizione di Baden-Powell: dare fiducia ai giovani può rivelarsi una scelta vincente.
Mario L. Gasparetto