Luigi Bombardelli <gigi.bombardelli@gmail.com>
Allegati
10:45 (6 ore fa)
a cerchioscout

Mi hanno dato anche questo indirizzo e non so se è la stessa destinazione di friuli50.
Su segnalazione di Andrea Padoin volevo spedirvi un riassunto del servizio che il Clan La Roccia di Arco (TN) ha fatto subito dopo il terremoto in Friuli e la partecipazione alla ricorrenza del 10° anniversario.
Il materiale potrà esservi utile per documentazione a vostra disposizione o per essere annotato o pubblicato se serve.

Buona strada.

Luigi Bombardelli
via Caproni Maini, 12
38062 Arco (TN)
335 438533

Il primo intervento è stato durante le vacanze di Natale 1976
Ricordi di Maria Daniela e Mariarosa
Siamo partiti in gruppo da Arco; noi eravamo due delle più giovani (studentesse diciottenni, di quinta liceo). Le immagini del terremoto le avevamo viste al telegiornale ma solo avvicinandoci a Gemona, nel vedere come erano ridotti i palazzi e le costruzioni della cittadina ci siamo resi conto della gravità della situazione. Lì è venuto qualcuno a prenderci con un furgone, volontari della parrocchia credo, che ci hanno portati a destinazione.
Siamo arrivati ad Avasinis, (frazione del Comune di Trasaghis vicino a Gemona in provincia di Udine). Alloggiavamo in una stanzetta della canonica danneggiata ma ancora in piedi senza riscaldamento. Di notte il gelo era tale che i vetri ghiacciavano all'interno mentre per le strade c’era la neve. Avevo un sacco a pelo estivo, da rabbrividire. Per mia fortuna un ragazzo del clan mi ha ceduto il suo, modello militare alta montagna. Le scosse di assestamento erano continue e ogni volta ci si gelava il sangue. Per l'igiene personale utilizzavamo un minuscolo bagno, dove usciva solo acqua fredda. Le giornate erano divise tra compiti tecnici e assistenza diretta alle persone. Quando non aiutavamo un amico a montare le baracche prefabbricate e soprattutto a installare impianti elettrici, giravamo per il paese per far visita alle famiglie nelle loro abitazioni di fortuna: aiutavamo
i bambini nell’attività scolastica, le persone che necessitavano di qualsiasi collaborazione oppure facevamo compagnia agli anziani, ascoltando le loro necessità in un momento in cui tutto era così precario.
Ci hanno presentato ad una coppia di anziani, marito e moglie che, a causa del terremoto avevano perso la casa. Per riavere più velocemente un tetto sopra la testa si erano decisi di comperare, con i risparmi di una vita, una casetta prefabbricata. La struttura era già stata montata ma mancava l’impianto elettrico e a questo dovevamo dedicarci noi.
Mi vedo ancora adesso a tirar cavi a vista e a fissarli sulle pareti sotto la direzione tecnica di Lele che ogni tanto si arrabbiava per la nostra imperizia…
I proprietari seguivano con attesa paziente e gratitudine il nostro darci da fare. La donna ci chiedeva se avevamo sete e ci offriva dei bicchieri d’acqua. Tutto quel che poteva offrire. A volte bisognava spostare ancora cumuli di macerie.
Un momento di forte aggregazione è stato il Capodanno. Tutto il paese si è ritrovato nel piazzale della chiesa, all'ombra del campanile dove qualcuno di noi, con l’aiuto del sacrestano aveva riattivato dopo tanti mesi, le campane della parrocchia. Improvvisamente sono arrivati i Gatti di Vicolo Miracoli (Umberto Smaila, Jerry Calà e gli altri due), all'epoca non ancora così famosi a livello nazionale. Si sono messi a cantare le loro canzoni e canti popolari in mezzo a noi e con noi, improvvisando un concerto per gli abitanti e i volontari. È stato un momento di unione collettiva, tra le macerie e la musica, che ha segnato la fine di quell'anno terribile.
Eravamo partiti con una forte motivazione, quella di “portare aiuto” ad altri, ma per noi ragazzi e ragazze l’esperienza nel Friuli terremotato è stato soprattutto un’esperienza formativa, un qualcosa che viene fuori nel tempo e che ha segnato i nostri percorsi individuali.