Buongiorno,
invio in allegato un testo molto semplice e delle foto scattate a Pradielis in agosto 1976. Potete utilizzare il tutto a vostro piacimento.
Per noi è stata una bella occasione per ritrovarci, rispolverare i ricordi e la significativa esperienza.

Buona strada da Marina e dai vecchi scouts di Fabriano
Il 18/03/2026 11:47 CET Friuli V. G. Incaricato Comunicazione <comunicazione@fvg.agesci.it> ha scritto:

Buongiorno,
Ci farebbe molto piacere.
Giorgia
Incaricata alla comunicazione FVG

Da: elle.quattro <elle.quattro@libero.it>
Inviato: Monday, March 16, 2026 5:35:23 PM
A: Friuli V. G. Incaricato Comunicazione <comunicazione@fvg.agesci.it>
Oggetto: Terremoto 1976
Buonasera, tempo fa avevo visto un post su Facebook in cui si chiedevano testimonianze di gruppi scout che avevano prestato servizio durante il terremoto del 1976.
Siamo ancora in tempo per inviare i racconti, foto ecc... del gruppo scout Fabriano 2? C'è una scadenza?
Attendo notizie.
Grazie,
Marina Leporoni
Gruppo scout Fabriano 2 (AN)
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FRIULI 1976

I gruppi scouts di Fabriano (Ancona) sono stati in Friuli nel maggio, giugno ed agosto 1976 con 4 gruppi di Noviziato e Clan nei luoghi: Maiano, Tarcento, Pradielis, Mulinis, Attimis, Subit, Moggio, Travesio, Micottis, Lusevera.
Le mansioni che ci furono assegnate e che ricordiamo:
• Animatori di gruppi di bambini
• Scavi di vario genere
• Aiutanti di volontari professionisti di impianti elettrici e idraulici
• Lavori di demolizioni e muratura
• Recupero di materiali nelle abitazioni
• Addetti al magazzino di vestiario
• Addetti alle mense

RICORDI
Arriviamo con un vecchio pulmino Wolkswagen e auto proprie stracarichi, per risparmiare niente autostrada, zaini pieni di cibo in scatola per essere autosufficienti per più tempo possibile. Ci rendiamo subito conto che le dimensioni della tragedia procurate dal sisma sono impressionanti ma vediamo che i friulani affrontano la situazione di dolore con compostezza e dignità. Siamo qui per essere utili ed aiutare gli altri come dice la legge scout, per costruire fuori e dentro di noi perché siamo stati di quelli che “volevamo cambiare il mondo”. C’era voglia di lavorare, di ridere,
di innamorarsi. Non esisteva ancora la Protezione Civile e siamo accolti dai friulani con premure materne, generosità e amicizia. Ci sentiamo subito comunità per condividere il peso della tragedia.
Il gruppo più numeroso di noi si accampa nel prato di Pradielis in agosto. Tendoni da ospedale per dormire, prefabbricato con bagni e docce che diventa luogo di scherzi e gavettoni, tendone e cucina da campo sono un meraviglioso living all’aperto e Peppe, il nostro capo gruppo, cuoco. Con
noi un grande e generoso amico Osvaldo che ora non c’è più. Ci fanno compagnia ragazzi, bambini e donne “vicini di casa” che ci aiutano a pelare le patate, ci offrono polenta e coniglio buonissimi al posto della carne in scatola che l’efficiente esercito ci ha dato in quantità spropositata.
Al mattino il camion militare con pale e picconi ci carica e scarica nei paesi. Si ritorna a sera con le mani spellate e polvere dappertutto tanto che qualche coraggioso si fa un bagno caldo nel fiume con acqua a 4°. Le serate intorno al fuoco, la terra che si muove ancora durante la notte, il sudore
del lavoro insieme alla gente del posto sono esperienze che cementano il nostro gruppo in maniera eccezionale e per sempre.
RICORDI PER SORRIDERE
“Abbiamo lavorato con due volontari idraulici incaricati di riallacciare la rete idrica del paese.
Facevamo scavi di un metro di profondità con picconi sull’ asfalto della strada per cercare la rottura dei tubi. La frase ricorrente detta a turno era: “Qui non si vede un tubo!";. Dopo tanto scavare un uomo saggio del paese pensò di controllare la cisterna di accumulo dell’acqua e … la
rottura era lì”.
“Nelle case toglievamo le assi di legno dei pavimenti. Si riutilizzavano per costruire ricoveri.
Ricordiamo una donna non più giovane ma con tanta grinta che con i chiodi in bocca e martello in mano inchiodava da sola con disinvoltura il suo capanno. Ci offrì della grappa che abbiamo smaltito sdraiati in una carriola come fosse una comoda poltrona”.
“Abbiamo lavorato sulle impalcature interne di una struttura per anziani, dovevamo togliere l’intonaco alle pareti per mettere la rete metallica. Capomastri erano alcuni alpini in congedo. A noi tre, uniche donne del gruppo chiesero: “E voi che fate qui?” Le muratore - fu la risposta carica
di orgoglio delle vergare marchigiane. Bastarono qualche colpo di mazza sui muri, un pranzo con pane e mortadella e qualche fiasco di vino per essere incluse a pieno titolo nella squadra dei muratori.”
“Un uomo anziano ci mandò nella cantina della sua casa danneggiata a recuperare circa 1000/2000 bottiglie di vino Ramandolo conservate nelle grotte. Poi ce ne regalò qualcuna che non andò a male”.
“Io ero esile e la signora friulana ben piazzata che veniva a trovarci all’accampamento mi riteneva inadatta alle mansioni dei volontari e mi mandò in una casa a staccare foto dalle pareti. Sento ancora la responsabilità di aver messo mano all’intimità di una famiglia. Le mattine seguenti mi fece andare con un bambino molto sveglio, Silvio, a tagliare l’erba per i conigli. Siamo poi ritornati io e mio marito a Pradielis 30 anni dopo, il giorno di Pasqua e c’era la neve. Abbiamo fatto fatica a riconoscere il paese ricostruito. Ho cercato Silvio Molaris ma era sceso in città. Lo avrei ringraziato
per avermi insegnato molto sulle erbe spontanee perché ne sapeva più di me”.
“A Maiano nella prima emergenza nel mese di maggio facevamo i pasti nella mensa dell’asilo.
Scout e portuali di Genova grandi e grossi, abbiamo mangiato seduti sulle seggioline dei bambini, e poi via a scavare canaletti intorno alle tende sotto la pioggia. Ah dimenticavo una cosa importante… a Maiano si fa colazione con tazze di grappa a posto del latte!”
“Ricordo una bambina, Emanuela, che rimaneva a guardarci a recuperare mattoni, travi di legno e qualche suppellettile dalla sua casa crollata. Chissà cosa avesse nel cuore e prima di andarmene le misi al collo il mio fazzolettone blu con due righe gialle. Chissà?....”
“Ricordo la pioggia, ricordo le risate e gli scherzi, ricordo lo sforzo per capirci in dialetti diversi, ricordo le pietre e i mattoni, ricordo l’energia di tanti uomini e donne che non si sono risparmiati, le montagne sopra di noi, il boato del terremoto, le ragazze, i ragazzi e gli amori, ricordo, ricordo, ricordo……”
Noi marchigiani tanti anni dopo avremmo fatto la stessa esperienza con il terremoto ma allora non lo potevamo sapere. Ora conosciamo la paura che ti rimane dentro per sempre.
A 50 anni di distanza diciamo GRAZIE al Friuli per averci aperto le case senza tetto da dove si vedeva un cielo di speranza che per noi, allora ventenni, era “ogni giorno più blu”.
GRAZIE perché ora sappiamo con certezza che con la solidarietà e con il prendersi cura “un altro mondo è possibile”.
GRAZIE per averci permesso di “dare una mano a tirar su il Friul” come scritto in giallo su fondo azzurro su un adesivo che è custodito dentro di noi e sui nostri vecchi zaini.
Un grande affettuoso saluto dai vecchi scout di Fabriano