da Claudio Oliani ITSteel oliani@itsteel.it tramite aruba.it
Allegati
mer 10 dic, 12:37 (22 ore fa)
a ufficiodocumentazione, cerchioscout, AGESCI

fondo pagina AGESCI 2010 v1 light

Buongiorno, il gruppo Desenzano 1 risponde al vostro appello di inviare materiale di archivio.
lo farò tramite due e mail distinte per il peso complessivo delle fotografie.
e.mail 1:

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"l scaut Furlans a ringrazin di cur, tud i fradis scaut chi an dat une man a tirà su el Friul"

Sera del 6/5/’75: siamo nelle nostre case a Desenzano, a Lonato, a Padenghe, nel basso Garda insomma; chi più chi meno si sente tremare il pavimento sotto i piedi, cadono i libri dalle librerie (alcuni in testa a tuo padre che stava telefonando) si urla, ci sono alcune scene di panico, poi … tutto si tranquillizza. Si corre ad accendere la TV e, a tarda sera, si ha la notizia che poi risulterà carente: "TERREMOTO NEL FRIULI, scarsi danni, non preoccupatevi". Il "non preoccupatevi" erano quasi 1000 morti, paesi sfasciati, macerie ovunque.
Dopo qualche giorno, fatto il punto della situazione, si attivano il Comitato di Zona, la Co.Ca. del Desenzano 1° e di tutti gli altri gruppi provinciali, regionali nazionali. "Siamo pronti a partire, diteci dove, come, quando, il perché lo sappiamo! Siamo sì o no capi, rovers e scolte volontari?”.
Richieste al Comitato Regionale, Nazionale Direttive al Ministero e, alla fine, si parte! Del Desenzano 1° partono Pierluigi Monfardini (Gigi), Sandro Chiodera (capo riparto), Beppe Bortoletti (in Co.Ca. del Desenzano 1° visto che il San Felice non esisteva ancora). Dopo un viaggio "raffazzonato", con l'assistente ecclesiastico provinciale improvvisatosi autista, ci troviamo a tarda notte ad Udine, e poi, al mattino presto a Forgaria del Friuli.
Gigi: Capo Campo della Tendopoli "Forgaria 2°", responsabile di tutti gli interventi scout (rovers scolte e capi) e degli altri volontari su quel territorio;
Sandro: Responsabile della segreteria e braccio destro e sinistro di Gigi (quante notti insonni passate insieme, eh, Sandro?).
Beppe: Magazziniere e factotum a disposizione.
Lasciamo perdere quello che abbiamo fatto, sono cose nostre che servono per ricordare e rivivere qualcosa che ci è entrato nella pelle, o meglio, per riderci addosso. Sì, nella tensione si voleva ridere, come quella volta che, essendo già Sandro in tenda nel sacco a pelo ed io intento a "funzioni fisiologiche", complice una scossa di assestamento, lo vidi uscire dalla tenda, orizzontale, a saltelloni, avvolto nel sacco a pelo, mentre io "spandevo acqua" sugli scarponi, finita la scossa ci siamo guardati e, poi, abbiamo iniziato a ridere come scemi. È durata a lungo quella risata!
Comunque, oltre al non dormire, al lavorare, al continuare ad essere lì per fare ciò che era giusto, voglio ricordare di quel frangente solo un episodio. Stavo andando a "Forgaria 1°", campo profughi alloggiato quasi totalmente dentro il municipio, per parlare con il sindaco provvisorio (quello eletto era morto durante il terremoto). Mi servivano aiuti per una frazione. Ebbene, mentre percorrevo a piedi quel chilometro e mezzo tra le macerie, un uomo stava guardando la casa semidistrutta dei suoi genitori che con un bulldozer USA stavano finendo di abbattere, si volse commosso, mi vide, mi venne incontro (io ero in divisa scout) e, abbracciandomi forte, mi disse soltanto: "grazie per quello che fate". NON DIMENTICHERÒ MAI QUELLA STRETTA, NÉ QUELLA FRASE!
Ma non ci siamo fermati lì! Finita l'esperienza di emergenza, che rimarrà indelebile nella memoria di tutti noi, partecipammo nello stesso anno ad un campo di lavoro svolto nell'agosto del ‘76 a San Francesco del Friuli assieme ai rovers del Mazzara Del Vallo 2°; responsabile del campo di lavoro: Francesco Asaro, capo gruppo del Mazzara 1°. Insieme ne abbiamo combinate di tutti i colori, alcune al limite della legge (vi ricordate quella strada chiusa al traffico, percorsa almeno due volte al giorno con il "maggiolino" del parroco?), scavato macerie, lavorato di brutto non certo contando le ore, costruito una stalla provvisoria, tenuto una colonia per i bambini del luogo, in modo che i genitori fossero più liberi nell'opera di ricostruzione.
Anche in quel momento, però, abbiamo comunque cercato, voluto momenti di allegria e di aggregazione anche insieme agli abitanti del luogo: quando hai il corpo tutto rotto dalla fatica, cosa c’è di meglio di un momento in cui ridi insieme ai tuoi compagni di lavoro?
Attorno a noi l'atmosfera era di una attività sconcertante! Come facevi a non lavorare quando intorno a te vedevi gente che era tornata dall'Argentina, dall'Australia, dalla Germania, che si "bruciava" le ferie per dare una mano a parenti ed amici più sfortunati? Gente tosta quella friulana, lo abbiamo capito bene! Eravamo in 9 del Desenzano 1° e, cioè: Gigi e Amdeo Monfardini, Sandro Chiodera, Fabio e Vittorina Terraroli, Mariola Zanella, Pino Eckschlager (impronunziabile), Pietro Girardi (il Gì), Nando Zanella.
Tornammo a casa stanchi morti, consci di aver fatto quello che era giusto, più ricchi dentro e nulla più!
DA VOLONTARI SCOUT, INSOMMA!

Antilope Tranquilla
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27-10-2019 memorie di Forgaria ‘76

Mi ci trovai per caso, ero accorso come volontario subito dopo il terremoto del 1976 in Friuli. Mi ero recato presso il comitato organizzativo di Udine, dopo un tragitto in auto che a dire raffazzonato è poco .
Visto che ero incaricato provinciale di branca per la zona Brescia degli scout AGESCI, venni subito assegnato a Forgaria del Friuli come Capo Campo del Forgaria 2° (campo Profughi), mi fecero le congratulazioni (sai che bello) e le raccomandazioni di rito ed io, e il mio “pantagruelico” staff, in tutto 3 persone, venimmo spediti. Tanto per preparaci, vedemmo lungo il tragitto, in un pulmino ansimante, stipati come sardine, case crollate, abitanti sfasciati e sentimmo persone “salmodiavano” in friulano; fatto sta che arrivammo ed il Capo Campo uscente non vedeva l’ora di darci le consegne: ci presentò il Capo Campo Civile, quello militare, orgoglioso ci mostrò la nostra centrale operativa, un container mal messo e, dopo una stretta di mano, se ne andò.
Non trovai altro che mettere il povero Sandro al centralino, poi dimostrò il suo vero valore che, tra parentesi, io mi vantavo già di conoscere, e fece molto più che il centralinista, Beppe al Magazzino ed io dopo aver preso i contatti più approfonditi con il capo Campo Civile (Importantissimo), il C.C. Militare (se avevo qualche problema logistico mi dovevo riferire a lui), iniziai a dare uno sguardo a quello che doveva essere il mio “regno” che avrei dovuto dirigere al meglio.
Passai per ogni tenda e sempre l’accoglienza fu gentile e spontanea, ma quando chiedevo quali fossero i loro problemi, mi rispondevano in friulano stretto ed io non capivo un’acca! Investii subito del problema il CCC e, dopo una bella risata, si offerse immediatamente di farmi da interprete, un poco perché era proprio di Forgaria, un poco perché la mia faccia spaesata doveva essere molto eloquente.
Non è il caso di ricordare tutto, ma una delle cose che mi ha colpito maggiormente è stato un vecchietto che si è presentato davanti alla direzione con secchiello e cazzuola dicendo qualcosa di incomprensibile, almeno per me. Subito è scattata la chiamata urgente per il CCC che, Bontà sua, si presentò nel più breve tempo possibile. La traduzione “Friulano italiano” era: “Cosa devo fare?” Non mi sono messo a piangere solo perché volevo darmi un contegno!
Ma di episodi così ce ne sono stati tanti, e quelli che volevano offrirmi l’ombra de vin alle 8.30 del mattino perché gli avevi montato una tenda, quelli che volevano che pasteggiassi con loro a pane prosciutto (rotto durante il terremoto) e picolit solo perché avevi riaggregato un po’ del loro gregge, quella che ti prometteva di farti il frico (poi mangiato, che buono!) perché le avevi cambiato la bombola del gas, etc. etc.
E poi, grande genialata, insegnar loro che se non c’erano canalette tra una tenda e l’altra, l’acqua piovana ristagnava e loro, oltre che vivere in tenda, avrebbero dovuto fare a botte con il fango, dentro e fuori. È una cosa che se in attività scout i ragazzi non le facevano, li avresti presi a scarponate per almeno un mese intero; invece li sembrava di aver scoperto la teoria della relatività.
Quello che mi ha stupito nei friulani è che sono dei gran lavoratori ma certe volte si perdono in un bicchiere d’acqua, però basta dire loro le cose una volta, che subito le assorbono come spugne.
Cosa c’è da dire d’altro? Le scosse d’assestamento che facevano ballare tutto il tendone assembleare, la “cazziata” fatta dal sottoscritto ad un capo che dirigeva “pro domo sua” una unità di Rover in servizio pensando di essere in via Montenapoleone e non a Forgaria; una severa reprimenda ad un collaboratore che si “fregava” capi di abbigliamento destinati ai profughi, l’insonnia provocata dal dormire 4-5 ore per notte, non di più, il telefono della direzione che squillava in continuazione (soprattutto quando cercavi di dormire qualche ora e tanti altri problemi che si presentavano a frotte e che si cercava di risolvere.
Eppure quando si presentò Paola (mi sembra si chiamasse così) , la Capo Campo che doveva darmi il cambio, un po’ di magone salì, nonostante famiglia, fidanzata, esami universitari incombenti aspettassero.
La mia esperienza a Forgaria era stata breve, 7 giorni, ma molto intensa. Lo avevo voluto, lo avevo fatto e sarei tornato. Infatti l’ho fatto.

Antilope Tranquilla
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Buongiorno, prima di tutto mi presento: sono Pierluigi Monfardini, abito a Desenzano del Garda (BS), ho 70 anni e sono un medico in pensione.
Nel lontano 1976 sono stato per circa una settimana, il Capo Campo di Forgaria II, Campo Profughi del terremoto. Adesso, come già detto, di anni ne ho 70, non più 24 e sono sempre uno scout(una volta scout, sempre scout). L’età avanzata e la lontananza, oltre ad un incidente domestico che mi rende molto problematico camminare, sono 3 anni che non guido più e, quindi non verrò a Forgaria di persona. Questa lettera è un po’che voglio scriverla, mi sono deciso adesso poiché gli anni passano e non so cosa mi attenderà in futuro! Se qualcuno si ricorderà di me vuol dire che è un vecchierello/a.
Saluti comunque a tutti; io, e non è una piaggeria, a Forgaria ci ho lasciato un pezzo di cuore!

Pierluigi Monfardini Antilope Tranquilla WBG - RS


Che il respiro del bosco penetri nel vostro cuore

Claudio

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