Da: francesca pilotto <cescap8@gmail.com>
Inviato: sabato 6 dicembre 2025 17:10
A: Ufficio Documentazione <ufficiodocumentazione@agesci.it>
Oggetto: Ricordi terremoto Friuli 1976

Sono Bruno Pilotto facevo parte del gruppo Piazzola 1(Padova) e come capo reparto abbiamo prestato servizio per 100 giorni dall 11 maggio al 15 agosto.
Allego 2 foto del nostro libro dove veniva ricordato questo evento vent'anni dopo. Sono disponibile per dare testimonianza.
Grazie. Buona strada.
Radici di sequoia.
____________________________
Nel 1976, subito dopo il terremoto, il campo viene piantato a Chiusaforte in Friuli. Come altri gruppi anche Piazzola sì era mosso velocemente per portare un aiuto immediato a questa popolazione. Il campo piantato in maggio venne smontato a fine agosto, quando ormai la protezione civile aveva preso sotto controllo la situazione. Durante il campo furono molti i contatti con le persone responsabili della zona di Chiusaforte per coordinare al meglio le forze e capire dove più urgentemente operare.

Questo testo è scritto da Enzo da Chiusaforte, terremotato, a ricordo dell'intervento del riparto di Piazzola sul Brenta. (PD)

E’ una tranquilla giornata d'autunno, il cielo è terso e il sole ancora tiepido. Le foglie degli alberi sono una fantasmagorica cascata di rosso e giallo, a terra un tappeto lucente. Sono sul sagrato della chiesa e guardo il paese che ai piedi delle nostre montagne giace tranquillo quasi addormentato. Il pensiero corre lontano, a quei tristi giorni del 1976, quando anche il nostro piccolo tranquillo paese visse l’esperienza del terremoto. I ricordi sono un po' confusi, è passato tanto tempo, ma rimane indelebile la traccia lasciata dall’amicizia e dalla generosità del gruppo scout di Piazzola, giunto tra i primi a portare un po’ di coraggio, di solidarietà e di aiuto in quei tristi giorni. Ricordo benissimo il giorno del loro arrivo, con il camion carico di attrezzature. Ricordo, con un sorriso, l’esortazione che fece il ‘capo” un ragazzone con una barboccia incolta, affinché dessimo loro una mano a scaricare le tende e il materiale. Eravamo apatici, frastornati, tremanti di paura per le numerose scosse di assestamento che ci tenevano con il cuore in gola.
L'arrivo di quel gruppo di giovani si dimostrò provvidenziale. In poco tempo fu rizzato il campo. Nelle “canadesi” trovarono ospitalità diverse famiglie del paese. Ma il centro dell’attività era la grande tenda di tipo militare, che in breve tempo diventò il centro di riferimento per ragazzi, piccoli e meno piccoli. Venne apprestata una fontana sotto un bel gelso, montato il box che fungeva da dispensa e presero a funzionare provvidenzialmente i fornelli. Sotto questa grande tenda che gli scout avevano attrezzato ad hoc con tavoli e panche, venivano cucinati i pasti per i ragazzi della scuola materna e delle elementari. La vita, grazie a questo meraviglioso gruppo di ragazzi, aveva ripreso una parvenza di ritmo normale. Si vedevano i ragazzini giocare al traforo, scrivere, disegnare con i pennarelli.
Era rinato dal nulla il centro del paese!
Un po' alla volta la gente prese confidenza con i “padovani”, così venivano chiamati con affetto. Dove c’era bisogno di aiuto, erano sempre pronti ad accorrere. Avevamo trovato degli amici cui confidare paura, esperienze e speranze per il futuro. Prese a funzionare il campo scout anche per i nostri ragazzi. Come dimenticare i momenti dell’alzabandiera, dell’ammainabandiera, con tutti i ragazzini schierati, fazzoletto al collo? Seguivamo incuriositi, non avendo mai avuto esperienze di questo tipo.
E le canzoni: cantate la sera attorno al fuoco del campo? Anche gli adulti si raccoglievano in cerchio vicino ai loro bambini, per godere di questi momenti, per trovare un po’ di serenità e di stimolo ad andare avanti. Giochi, passeggiate e cacce al tesoro rendevano sempre diverse le giornate dei nostri ragazzi.
Con tanta tristezza accogliemmo il momento dell’addio, quando venne il momento per gli scout di smontare il campo e tornare a Piazzola. Le lacrime scorrevano sui nostri volti mentre veniva cantata la canzone dell'addio; mi resteranno sempre in cuore quelle note struggenti, Cantate attorno al fuoco del campo. Si stava chiudendo un’esperienza bellissima, che tanti ragazzi, ora già uomini ancora ricordano.
Io ho avuto la fortuna di vivere in pieno questa meravigliosa esperienza e conservo accesa la fiaccola della stima e dell’amicizia ricevute in quei moment1.
Grazie, a tutti voi, non voglio fare nomi perché sicuramente dimenticherei qualcuno e sarebbe un errore imperdonabile.
Grazie per tutto quanto abbiamo ricevuto in quei giorni di tristezza e paura. A quanti si riconosceranno in queste righe e a tutti voi, mandi di cuore. Enzo.