Luigi Bombardelli <gigi.bombardelli@gmail.com>
Allegati
10:45 (6 ore fa)
a cerchioscout

Mi hanno dato anche questo indirizzo e non so se è la stessa destinazione di friuli50.
Su segnalazione di Andrea Padoin volevo spedirvi un riassunto del servizio che il Clan La Roccia di Arco (TN) ha fatto subito dopo il terremoto in Friuli e la partecipazione alla ricorrenza del 10° anniversario.
Il materiale potrà esservi utile per documentazione a vostra disposizione o per essere annotato o pubblicato se serve.

Buona strada.

Luigi Bombardelli
via Caproni Maini, 12
38062 Arco (TN)
335 438533

 

Per il secondo intervento è stato scelto il periodo delle vacanze di Pasqua dell’anno 1977 sempre per permettere a tutti di partecipare.
Ricordi di Fausto e Luigi

Alla partenza alcuni con la nuova macchina di Claudio, una “R4 Safari”, con suo padre che ci dice: ”Me racomando ne pian, e ogni do ore fermarse a far na pisada e bever en café” e la R5 arancione di Renzo. Grandi risate! Luigi era militare a Pordenone e ha approfittato della licenza pasquale per raggiungere Gemona in treno e poi in taxi fino ad Avasinis perché non era ancora attivo il
trasporto pubblico nei paesini più remoti.
E’ stato struggente mentre si proseguiva il viaggio vedere quella distruzione e quella desolazione. Per noi il simbolo della grande distruzione dovuta alla negligenza degli umani, è stata la visione di tre condomini di 5 piani e lunghi 60 metri con le solette dei piani accartocciati uno sull’altro come i mattoncini del lego. Si contrapponeva però la visione di molte persone del luogo e volontari, intenti a riprendersi la vita quotidiana perduta e a lavorare sodo. In quel periodo ha piovuto molto rendendo più faticoso l’impegno con fango e pozzanghere dappertutto. Abbiamo trovato la gente del luogo alloggiata in roulotte e casette di legno sistemate alla bell'e meglio, qualcuno aveva pure messo dei fiori alle finestre, ma si vedevano ancora visi tristi ed allarmati. Ricordiamo bene una vecchietta che indicando un uomo dalla pelle grigia ed il volto angosciato ci diceva: ”Quello è mio figlio. Ha perso la moglie e una figlia nel terremoto. Da allora caga sangue tutti i giorni”. Probabilmente una rettocolite da stress, ma non era questo il problema. Il tempo era inclemente, faceva freddo e pioveva. Noi eravamo sistemati in un container di legno, e dormivamo in terra. Quello di dormire in terra col semplice sacco a pelo era comune nelle nostre imprese. Si, un po' duro, ma basta addormentarsi ed è fatta; al risveglio un po' di mal di ossa, ma passa subito. A vent'anni è così, solo a vent'anni, se motivati, si superano agevolmente fatiche e disagi.
Non montammo i nuovi pannelli di legno perché c'erano stati degli errori nella predisposizione.
Dunque facemmo altro: impianti elettrici con alcuni di noi abilitati, supporto ai lavoratori specializzati nei diversi cantieri, spostamento di materiale vario, opere di pittura, distribuzione di vestiario consegnato in grandi scatoloni...ed altre cose, a seconda delle richieste del momento.
Una cosa a latere, ma non meno indispensabile ed anzi richiesta agli scout italiani dalla Protezione Civile (istituita proprio in quell’occasione) il saper intrattenere ragazze e ragazzi con giochi e divertimenti per alleviare la tensione e lo stress accumulato nelle avversità del momento. Comunque non stavamo con le mani in mano ed i terremotati ci mostravano simpatia e
gratitudine. Ricordo gli inviti a bere un caffè, un bicchiere, a mangiare qualcosa (molto apprezzato anche perché il nostro rancio cucinato sui fornelli a gas non era molto curato...), a fare una chiacchierata soprattutto con gli anziani.
Certo fu un intervento a bassa efficienza, se lo confrontiamo con la professionalità oggi raggiunta da reparti speciali della “Protezione Civile”, ma c'è un aspetto che non deve essere sottovalutato, è quello della solidarietà fattuale, della presenza sul campo di persone sintoniche e disponibili. La presenza di una marea di giovani, certo chiassosi, a volte irriverenti, ma sinceramente solidali, allevia di per sé la solitudine e il dolore. Inoltre la certezza che, in caso inverso, gli attuali “terremotati” avrebbero fatto la stessa cosa per noi creava preziosi legami sociali. Nessuna professionalità, nessuna task force di psicologi è in grado di surrogare queste cose. Oggi che la solidarietà popolare si esprime più frequentemente con un rapido “SMS” di due cent delegando ai professionisti l'intervento, questo aspetto è andato perso.
Noi eravamo tutt'altro che tristi o ansiosi. Intanto avevamo l'orgoglio di fare una cosa giusta. Poi il solo fatto di stare insieme ci dava gioia, non vedevamo l'ora di essere utili, avevamo un alto spirito di gruppo. Non mancava mai una chitarra per suonare e cantare e neanche il vino mancava, eravamo pur sempre scout del nord e qui il vino ci veniva offerto come collante dell’amicizia. Accanto alla chiesa distrutta era rimasto in piedi un traballante e sottile campanile. Era ricorrente la sfida di salirci ed era un brivido, specialmente l'ultimo passaggio alla cella campanaria che era strettissimo e non dava speranza di fuga rapida. Ma era un obbligo, almeno per i maschi. Eravamo scout, ma avevamo vent'anni. Siamo ritornati a casa con occhi, testa e cuore, pieni di visioni, di emozioni, di ricordi che ancor oggi ci fanno compagnia.
Erano presenti: Bombardelli Luigi, Devilos Gabriele, Giuliani Grazia, Guarnati Maria Daniela,
Mutinelli Franco, Naimor Renzo, Parolari Lidia, Rizzonelli Fausto, Verza Claudio, Zanin Carlo, Zanoni
Andrea,