Enzo Sciamanna <enzosciamanna@libero.it>
Allegati
mar 18 nov 2025, 11:26
a ufficiodocumentazione, cerchioscout
Buongiorno
In allegato trasmetto la mia testimonianza riguardo all’intervento scout
In Friuli nel 1976 in ricorrenza del terremoto
Un abbraccio fraterno
Enzo Sciamanna
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Testimonianza – Dalle macerie alla speranza: le origini del Gruppo AGESCI
Roma 108
Quando ripenso al terremoto del Friuli del maggio 1976, mi tornano alla mente
immagini che non dimenticherò mai. Arrivai lì da volontario, insieme ad altri
scout provenienti da tutta Italia.
Ero un ex capo del gruppo Matelica 1, e da Roma partii con il desiderio semplice
ma profondo di essere utile a chi aveva perso tutto. Ma nulla mi aveva preparato
a ciò che avrei trovato.
Ricordo i paesi rasi al suolo, le case sbriciolate come fossero di carta, il
silenzio pesante interrotto solo dalle voci dei soccorritori e dal rumore dei
martelli. Ricordo soprattutto gli sguardi: quelli di chi aveva perso la casa,
gli affetti, eppure non si arrendeva. Ogni gesto di aiuto, ogni mano tesa,
sembrava un piccolo segno di resistenza e di speranza.
In quei giorni durissimi, tra le tende e le macerie, ho sentito con forza cosa
significhi davvero lo spirito scout: “lasciare il mondo migliore di come lo
abbiamo trovato”. Non era più solo un motto da ripetere, ma una strada concreta
da seguire. E mentre lavoravo fianco a fianco con altri volontari, è nata in me
una convinzione: quello spirito di servizio non doveva restare confinato
all’emergenza. Dovevo portarlo anche nella mia realtà quotidiana.
Quando sono tornato a Roma, nel quartiere di Tor Sapienza dove vivevo con la mia
famiglia, ho percepito chiaramente che anche lì c’erano bisogni profondi,
soprattutto tra i giovani. Il quartiere stava cambiando rapidamente, e molti
ragazzi cercavano punti di riferimento, luoghi dove crescere insieme. Dopo
averne parlato con la mia famiglia e con i sacerdoti della parrocchia, e grazie
all’aiuto di due ex scout, abbiamo deciso di provarci: così è nato il Gruppo
Roma 108.
Era un gruppo piccolo, con pochi mezzi ma un entusiasmo enorme. Le prime
riunioni si svolgevano nei locali della parrocchia, tra panche di legno e
attrezzature minime. Eppure, quello spazio semplice era pieno di energia, di
voglia di fare e di costruire qualcosa di buono.
Da allora sono passati cinquant’anni. Il Roma 108 è cresciuto, ha formato
generazioni di esploratori, guide, rover e scolte, ma soprattutto ha mantenuto
vivo quello stesso spirito di servizio che lo ha visto nascere dalle macerie del
Friuli. Ancora oggi è una presenza viva nel quartiere, un segno concreto di come
la comunità possa rinascere dal fare e dall’impegno condiviso.
Il terremoto del Friuli ha distrutto paesi e spezzato vite, ma ha anche generato
legami, valori, desiderio di ricostruire. Dalle macerie è nata una storia di
fede, impegno e amicizia che continua a illuminare il cammino di tanti giovani
scout del Roma 108. Ed è questo, per me, il modo più vero di onorare la memoria
di quei giorni: continuare a trasformare il dolore in speranza.