Serena Alessandro
Spilimbergo
Andrea Padoin tramite aruba.it
Allegati
mer 8 lug, 07:33 (1 giorno fa)
a cerchioscout
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Fwd: testo di Alessandro Serena rivisto
Data: 2026-07-07 23:47
Mittente: Franco Bagnarol <franco.bagnarol@gmail.com>
Destinatario: Andrea Padoin <andrea@padoin.com>
Eccoti il testo di Serena
Franco
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GLI SCAUT DELLA DESTRA TAGLIAMENTO SI ATTIVANO NELL’EMERGENZA
Alessandro Serena
già Capo clan del gruppo AGESCI Spilimbergo 1
1. La segreteria operativa di Spilimbergo
Nel 1976, a Spilimbergo c’era uno storico gruppo scout, con un numeroso clan di
rover e scolte: l’unico che si trovava a ridosso della fascia pedemontana
anch’essa dichiarata disastrata. Spilimbergo era stata gravemente danneggiata,
ma il cinema-teatro parrocchiale e la Casa della Gioventù, in piazza Duomo -
edificati nel 1935 - erano rimasti agibili. Questi edifici ospitarono, fin dalla
prima emergenza, la segreteria operativa di Spilimbergo per il servizio degli
scout nella destra Tagliamento.
1.1 Presenze, organizzazione, collaborazioni e… speranze.
Il centro operativo fu attivato nelle stanze del cinema: per primi, da Roma,
vennero Angelo Piero Bafundi e da Treviso Maria Teresa Toncelli. Il capo scout
Pasquale Scarpitti e la capo Maria Teresa Spagnoletti, entrambi romani, ospitati
sul palco del cinema-teatro, aiutavano il sottoscritto Alessandro Serena, capo
clan, e don Renzo Da Ros assistente ecclesiastico, nel lavoro di censimento,
accoglienza e destinazione delle squadre di capi, rovers e scolte mantenendo,
contemporaneamente, i rapporti con il territorio. Fu attivata una linea
telefonica e, nei comuni della pedemontana, furono individuati i siti dove i
gruppi potessero acquartierarsi con le proprie tende per un servizio in
autonomia. I contatti con le autorità locali erano quotidiani, gli scaut
partecipavano in uniforme alle riunioni con i sindaci e con l’assessore
regionale friulano ing. Chiavola. Questi incontri furono importanti ed utili non
solo per lo scambio delle informazioni, ma soprattutto per gli atteggiamenti
comuni da prendere per sostenere il morale delle persone e dare loro speranza.
La presenza di capi con ruoli a livello nazionale quali Titta Righetti e
l’allora capo scaut d’Italia
Bruno Tonin fu garanzia e sostegno dei nostri capi locali e del loro operato.
Nella segreteria operativa si succedettero, poi, Roberto Pallicca da Empoli,
Marco Vieri e Gabriella Mazzoni da Firenze e Grazia Biagi da Scandicci. Vennero
ad operare nella Destra Tagliamento capi scout, comunità capi, clan al completo
e rover e scolte di una cinquantina di gruppi da varie parti d’Italia 1).
Ogni settimana con le relazioni dei capi campo veniva redatto un foglio di
collegamento in cui venivano tratteggiate strategie, note operative e
suggerimenti pratici per gli interventi nel territorio.
1)Cremona, Bassano, Latina, Padova, Milano, Monfalcone, Fabriano, Torino, Bari,
Roma, Genova, Livorno, Cagliari, Cefalù, Magenta, Modena, Villa Carcina, Mestre,
Favaro, Melara, San Donà, Bergamo, Carbonia, Cortona, Settimo Torinese, Brescia,
Firenze, Maniago, Pordenone, Legnago, Pesaro, Monza, Mori (TN), Ticino (CH),
Gussago, Casola Valsenio, Vicenza, Carpi, Fidenza, Lecco, Como, Saronno,
Treviso, Empoli, Scandicci, Pontremoli, Scorzé, Gattinara e probabilmente anche
altri
1.2 Le relazioni dei Capi-campo e i “fogli di collegamento”
“L’aiuto nella gestione delle tendopoli -cucina, magazzini, segreteria- deve
essere lasciata al più presto in mano alla popolazione. … Dobbiamo animare,
stimolare, avviare un processo di ‘autogestione’. … superare le difficoltà della
vita comunitaria, le beghe di paese, i contrasti in vista della ricostruzione e
della vita futura degli stessi paesi.
Poi pensiamo all’animazione perché la vita di questi giorni è carente di
rapporti umani: mancano, infatti, i momenti caratterizzanti la vita di paese.
Bisogna costruire gli stessi momenti o momenti alternativi - ad es. le assemblee
di tendopoli - affinché le persone diventino consapevoli dei problemi relativi
alla ricostruzione e alla gestione democratica e condivisa delle cose comuni. La
nostra sia una presenza non chiassosa, ma preparata, intelligente, non
indisponente, di vero servizio attento alle priorità dette o non dette …
cercando di conoscere tradizioni, comportamenti e modi di essere tipicamente
friulani. Con gli anziani non c’è un rapporto facile: qualche stimolo, però,
possiamo darlo creando un ambiente dove possano trovarsi e parlarsi.
Per l’affiancamento all’attività scolastica, nonostante le promesse ufficiali,
crediamo che la realtà sarà molto diversa: non possiamo far fronte a tutte le
situazioni, gli insegnanti non copriranno l’intero arco della giornata dei
bambini delle elementari.
Basterà essere presenti e lo spazio ci sarà? … Per i ragazzi della scuola media
c’è bisogno di animare e occupare con intelligenza il tempo libero. Confidiamo
che i ragazzi stessi potranno maturare nella consapevolezza e senso di
responsabilità riguardo all’evento vissuto assieme ai loro cari ed a chi è
venuto in aiuto … Per ottenere ciò è necessario essere presenti, mantenere
costanti rapporti con le autorità ed affiancarci ai responsabili locali.
Infine resta il lavoro in ordine alla ricostruzione: per ora si parla solo di
individuare e verificare gli spazi immaginando le possibilità dei futuri
interventi” (bollettino n° 2).
Nel terzo foglio di collegamento si nota una definizione attenta delle
problematiche sociali del momento e del territorio.
“Stiamo tentando, dov’è possibile, di lasciare la gestione dei magazzini, delle
mense, delle segreterie alla popolazione che vive nelle tendopoli. I problemi
sono ancora numerosi e difficili da affrontare. I nuclei familiari non sono
ancora del tutto
ricomposti ed autonomi. In alcune tende vivono due o più famiglie, con tutte le
difficoltà di convivenza che nascono in simili casi. C’è in molte persone
un’attesa fatalistica dell’intervento esterno. … I Capi Campo AGESCI sono
impegnati a risolvere questi problemi cercando di coinvolgere il maggior numero
di persone e di garantire una serena gestione rispettosa delle personali
esigenze.
Stiamo realizzando un progressivo allontanamento dalle tendopoli, tenendo conto
delle diverse necessità e mettendo a disposizione della popolazione le strutture
anche parzialmente agibili. La strutturazione in “campi base” consente ancora
sia di effettuare gli interventi necessari in tempo utile sia di essere presenti
con continuità nei posti dove c’è bisogno.
L’autogestione ed il controllo democratico della vita nelle tendopoli è il passo
attraverso il quale bisogna passare per arrivare alla più ampia partecipazione
popolare nel processo della futura ricostruzione. Il nostro impegno in questo
senso dovrebbe tentare di promuovere una maggior presa di coscienza, sia da
parte deiresponsabili delle amministrazioni sia da parte dei cittadini. C’è la
sensazione che, da secoli, questa popolazione viva divisa e sottomessa: nelle
“assemblee” prendono la parola sempre le stesse persone, i posti di
responsabilità sono assegnati o demandati ai soliti notabili, i responsabili
delle tendopoli procedono spesso per simpatia con una visione limitata ai
problemi di emergenza. Prevale negli amministratori e negli imprenditori che si
apprestano al processo di ricostruzione - dei quali, peraltro, va lodata la
disponibilità dimostrata - una mentalità dirigistica.
I partiti, compresi quelli all’opposizione, sembrano talvolta più interessati a
gestire una fetta di potere che a promuovere una più autentica ed estesa
partecipazione.
Siamo attualmente impegnati a risolvere questi problemi con assemblee pubbliche,
con l’istituzione di comitati cittadini per la ricostruzione, con incontri
diretti con i responsabili locali, con l’assistenza tecnica dove è necessaria.
Soprattutto contiamo
sul dialogo e sui rapporti diretti con i cittadini, puntando sugli interventi
più consoni alla mentalità e alla cultura della popolazione.
Non nascondiamo che le nostre difficoltà sono molte, perché siamo impreparati,
abbiamo poco tempo a disposizione ed è difficile valutare quali saranno gli
spazi in cui ci sarà realmente bisogno di noi in futuro. Soprattutto non
vogliamo cadere nella tentazione di impegnarci in un processo di promozione
senza tener conto dell’orizzonte culturale degli uomini che vivono qui. Ad essi,
noi non abbiamo certamente nulla da insegnare, ma ci sembra utile offrire il
nostro aiuto affinché possano uscire da questa terribile crisi gestendo
consapevolmente la ricostruzione delle case, delle aziende e delle imprese”.
2. Tipologie di Servizio: campi base – tendopoli – interventi nelle borgate. Le
squadre scout dopo il primo campo base a Valeriano venivano indirizzate ai campi
di Forgaria, dove vennero impiantate e gestite tre tendopoli: Forgaria 1,
Forgaria 2, Cornino. La loro presenza fu continuativa in tendopoli a Manazzons,
Valeriano, Pinzano, Vito D’Asio, Flagogna. Dai campi base si gestivano
interventi volanti a San Rocco sopra Forgaria, Casiacco, Sequals, Lestans ed
anche a Flagogna, Clauzetto, Anduins, Pradis, Tramonti, Campone, San Francesco,
Meduno e in varie piccole borgate isolate. Campi base per specifici lavori
eseguiti in continuità furono
organizzati pure a Vito d’Asio, Casiacco, e Tramonti.
3. L’esperienza della destra Tagliamento confluisce nel centro di Udine A
luglio, superata la prima emergenza, con molto impegno, venne organizzato un
unico campo base scout per il servizio in tutta la destra Tagliamento. Da metà
agosto il Servizio, facendo tesoro delle strategie sperimentate, continuò ad
essere operativo attraverso la segreteria di Udine di via Aquileia, presente nei
locali della parrocchia del Carmine. Nella relazione dei capi campo della base
di Travesio, relativa alla prima settimana di settembre ’76, si trova un’analisi
ambientale e culturale che documenta la situazione di “numerose borgate di
piccole dimensioni,
cascinali sparsi in collina, abitazioni e stalle isolate, l’età media elevata
delle persone presenti …la difficoltà di comunicazione, di aggregazione, di
informazione ed una debole coscienza socio-politica … Più volte abbiamo
riscontrato indifferenza, incompetenza … Si è avuta invece una notevole
collaborazione con i responsabili meno vincolati a realtà politiche. … pensiamo
sia legittimo supporre che la destra del Tagliamento sia stata, nel passato,
abbandonata a se stessa per lungo tempo. Nelle zone dei comuni di Travesio,
Castelnuovo, Vito d’Asio, Clauzetto, Meduno, hanno praticamente operato solo gli
scout, gli alpini e alcuni militari esclusi dalle
esercitazioni. Esistono situazioni di estremo disagio, quasi paragonabili
all’immediato dopo terremoto. La gente, quella anziana soprattutto, incomincia
ad essere insofferente della vita in tendopoli, dove non riesce a dare un senso
neppure alle piccole attività ed incombenze quotidiane”.
Più di cento capi e capo, i cui nomi compaiono nelle relazioni dei campi
succedutisi di settimana in settimana, sono stati responsabili dei servizi
prestati alla popolazione nei mesi di presenza AGESCI nella Destra Tagliamento.
Ad essi ed ai componenti dei
gruppi loro affidati, giunga, ancora oggi, un grande grazie per l’umile e
intelligente Servizio prestato in questa parte del Friuli.