Luigi Bombardelli <gigi.bombardelli@gmail.com>
Allegati
10:45 (6 ore fa)
a cerchioscout
Mi hanno dato anche questo indirizzo e non so se è la stessa destinazione di
friuli50.
Su segnalazione di Andrea Padoin volevo spedirvi un riassunto del servizio che
il Clan La Roccia di Arco (TN) ha fatto subito dopo il terremoto in Friuli e la
partecipazione alla ricorrenza del 10° anniversario.
Il materiale potrà esservi utile per documentazione a vostra disposizione o per
essere annotato o pubblicato se serve.
Buona strada.
Luigi Bombardelli
via Caproni Maini, 12
38062 Arco (TN)
335 438533
Ricordi di Carlo Zanin.
Una ricerca di ricordi del lontano 1976, 18 anni compiuti da pochi mesi e
nell’animo le sensazioni vissute di recente: “Tredici dicembre 1976. Alle ore 6
24′ 39″ del giorno di Santa Lucia, ad un lugubre boato segue una terribile
scossa di terremoto: Dura circa 4 secondi e colpisce Riva, l’Alto Garda e la
valle di Ledro. Epicentro Monte Baldo. Magnitudo 4,5 scala Richter (6,5 scala
Mercalli)”.
Essere scout responsabilizza e ti porta a sentire con più profondità gli
avvenimenti. Il gruppo si era ritrovato come al solito il sabato, ma questa
volta c’era sul tavolo una proposta di quelle pesanti, le zone terremotate del
Friuli terribilmente provate avevano bisogno di costruire alloggi provvisori per
accogliere i senza tetto. Le scuole Enaip di Rovereto avrebbero fornito dei
prefabbricati e c’era bisogno di aiuto per montarli. Io ero studente
elettrotecnico fresco di studi sugli impianti elettrici e mai messo in pratica
nulla ma a questa richiesta mi ero offerto come elettricista e per il periodo le
vacanze di Natale andavano bene. L’approvazione dei genitori la davo per
scontata e infatti ci hanno anche portato a prendere il treno alla stazione di
Rovereto. Raccolti a casa un po' di attrezzi indispensabili in una borsa trovata
da mio padre, con lo stato d’animo di chi sa di partecipare a qualcosa di
importante sono partito insieme a questo fantastico gruppo di amici. In treno, a
dimostrazione dello stato d’animo, mi ero messo a scrivere una poesia che ho
trovato dispersa nelle cose vecchie:
Corrono i binari in un paesaggio collinare,
entra nell’animo un’ansia per quello che verrà
quello che verrà e che tu aspetti da un po' impaziente.
Una curva dei binari, un sorpasso di una collina.
Una collina che nasconde la verità.
Una collina che nasconde un disastro.
Gemona per te è terminata una storia
per te è iniziata una vita
una vita da zero ma una vita!
Le case che sorgeranno sulle macerie
sentiranno nelle loro radici il tuo ammonimento.
Sentiranno il grido di sofferenza e di amarezza dei tuoi cittadini.
Cittadini che per generazioni non dimenticheranno questi giorni
e non dimenticheranno la fratellanza trovata nella gente
a cui per la prima volta si sono sentiti legati.
La neve cade sulle macerie
cogliamone il messaggio
cancelliamo i ricordi e costruiamone altri.
Rileggendola ora mi aiuta a ritrovare qualche momento di vissuto di quei giorni.
Il parroco era venuto a prenderci alla stazione e lungo il percorso fino alla
canonica ci ha spiegato quello che era successo. Tutto era bianco di neve ma le
macerie si vedevano chiaramente.
La canonica sarebbe stata la nostra base d’appoggio e la sera sono stati fatti i
programmi e le assegnazioni. Io, Antonio e Lele, “esperti” elettricisti saremmo
stati occupati nella realizzazione dell’impianto elettrico di un prefabbricato.
Responsabilizzato al massimo, trascorsi quei giorni a realizzare quello che mai
avrei pensato di poter fare.
I destinatari dell’alloggio ricordo erano molto gentili e riconoscenti, ci
portavano da bere la loro grappa e il caffè su cui decisamente avevo esagerato
facendo finta di essere “uomo”. Ma alla fine l’impianto l’avevamo completato.
La sera venivano a prenderci e poi a piedi andavamo tra le macerie fino a una
baracca in centro destinata a bar per incontrare la gente e sentirne i racconti.
Poi tornavamo per cena in canonica dove ognuno riportava la sua esperienza e si
cantava in compagnia intorno a un tavolo. Terribile è il ricordo delle continue
scosse di assestamento che portavano tutti in allarme. Le ragazze erano
impegnate in attività di assistenza alle persone e da quello che ricordo avevano
il polso di come si sentiva la gente.
L’ultimo dell’anno l’avevamo festeggiato così in una compagnia riunita sotto il
segno della fratellanza e dei valori più profondi.
Finite le vacanze abbiamo ripreso il treno di ritorno con un’esperienza che ci
ha segnati e che ci avrebbe accompagnato. Ognuno raccolto nei suoi pensieri
verso le occupazioni normali di ogni giorno, sperando di non vedere ripetersi
eventi di quella portata.
Erano presenti: Agnini Cristina, Devilos Gabriele, Guarnati Maria Daniela,
Marchi Antonio,
Mutinelli Franco, Parolari Lidia, Rizzonelli Mariarosa, Zanin Carlo,