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Don Piero Bordignon ![]() Articolo della Vita del Popolo: "Oggi in Cattedrale i funerali di don Pietro Bordignon" |
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Quando chi lo ha conosciuto parla di don Piero Bordignon, tende a usare
parole semplici e luminose: discreto, profondo, cercatore di verità. Non
era un uomo che amasse i riflettori, e forse proprio per questo la sua
presenza rimane impressa: perché non cercava mai di imporsi, ma di
accompagnare. Nato nel 1951, cresce in un Veneto ancora legato alle sue tradizioni, ma già attraversato da grandi cambiamenti culturali. In questo contesto, la sua vocazione matura come un bisogno interiore di capire, di interrogare il mondo e di restituire agli altri ciò che scopriva. Quando viene ordinato sacerdote nel 1976, porta con sé un bagaglio di studio e di curiosità che non abbandonerà mai. La teologia, per lui, non è mai stata un esercizio accademico: era un modo di avvicinarsi alle persone. Amava il pensiero, ma ancora di più amava ciò che il pensiero può generare quando incontra la vita concreta. Per questo, negli anni, diventa un punto di riferimento per chi cerca un dialogo sincero tra fede e cultura, tra spiritualità e ragione. Il suo ministero pastorale lo porta in diverse comunità della diocesi di Treviso, a Santa Maria del Rovere, dove è stato assistente dei riparti Scout, del Clan, ma ha fatto anche il Baloo; a Busta-Contea dove lascia una traccia particolarmente forte. Non era il sacerdote delle grandi iniziative, ma quello che sapeva ascoltare, che sapeva leggere le domande nascoste dietro le parole, che sapeva offrire una riflessione mai banale. Il 6 agosto 2016, la sua vita si conclude con la stessa discrezione con cui l’aveva vissuta. Due giorni dopo, nella Cattedrale di Treviso, il vescovo Gardin lo ricorda come “un assiduo cercatore della verità”, “un appassionato cercatore di Dio”, “un uomo che ‘preferiva tirarsi in disparte, quasi nascondersi’ ”, “ma che sapeva offrire agli altri il frutto della sua ricerca”. Parole che sembrano racchiudere l’essenza del suo cammino: una ricerca mai arrogante, mai gridata, ma tenace e sincera. E forse è proprio questo il suo lascito più grande: l’invito a cercare, a pensare, a credere senza smettere di interrogarsi. Un’eredità che continua a parlare, con la stessa voce pacata che lo ha accompagnato per tutta la vita. Dopo la sua morte è stato creato un sito dedicato alla raccolta e alla diffusione dei suoi materiali, segno dell’impatto che ha avuto su studenti, colleghi e fedeli. È stata anche istituita una Borsa di Studio in suo nome. Sito dedicato a don Piero Bordignon ISSR Veneto Orientale - Borse di Studio Bordignon |
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Riflessione personale Don Piero è stato assistente del Clan La Quercia, del gruppo Treviso 7° per dodici anni, dal 1982 al 1993: due anni con capoclan Alfredo Ferrarese e dieci anni con me. Ha camminato assieme al suo clan, al Campo Mobile, nel ‘84, nel ‘85 e nel ‘88. E’ stato un compagno di strada, un amico prezioso, sempre disponibile a supportarmi nella gestione dei ragazzi, guidandomi nella difficile opera di proposta di un progetto di vita per degli uomini che si stavano formando, ma che, come disse il Vescovo Gardin, svolgeva il compito “quasi nascondendosi”. Non voleva apparire, non voleva essere gratificato, ma lo sentivo sempre al mio fianco. E lo è stato anche al di fuori dell’ambito scout, all’interno del nostro gruppo coppie che si ritrovava per coltivare un cammino di crescita illuminato dalla fede. Enzo Pegorer [INDIETRO] |